Intricati enigmi di bellezza
Strappo una pelle con le mie stesse mani
Per non essere condannato all’infedeltà
Nobile e indulgente tessitrice del lieve bisbiglio
Tempesta nel mio inquieto petto come gelidi chicchi di cervello
Saliva grigia per il mio cuore di cartone
Vivo nella sua paura, nella sua puerilità
Per mutar vita nel cangiar della morte
Per plasmare con creta e cera la sua follia senza speranza
Per cogliere con le mani livide quel cibo inaridito e crudo
Frugare cieco e muto tra l’altare-salvezza della mia incestuosa devozione
Come voce che echeggia estasi raggi di luce
Come tutto si fonde, si scioglie nel nulla
Per non farmi regalare con ansante insaziabilità
Una felicità bell’e fatta e non cercata nella calura meridiana
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Barbara Di Lorenzo4 maggio 2007
”Tempesta nel mio inquieto petto come gelidi chicchi di cervello”. Traspira urla di passione e timore di essa. molto bella.
E
Ersilia Villani 664 maggio 2007
volevo dirti che hai ragione sull'infantile, infatti lo scritta cira 20 anni fa
