Rivoglio
Genziana, Ferula, Cardo selvatico.
Erba dilaniata, sbreccata dal dubbio del grillo saccente.
Rivoglio il mio odore di radice sotto le unghie,
voglio terra profonda a fermentare i dolori
che ancora non sono germogli.
Vento di rabbia crea il vortice ed entra a forza
strappa rizomi all’ amalgama parentale
e cerca di nascermi nuova.
Trova lunghi filamenti, cordoni ombelicali
che nutrono gli errori di sempre.
Arnica, gigli e timo
Gratto, raspo, taglio a morsi quello che ormai non ha senso.
Di mio c’è solo il nome scritto sulla vanga.
Odore di legno, di figli nipoti e foglie
Sputo aspri steli masticati, di vita dietro, che si confonde.
I miei sono pianti di gesso
che sfogliano al passo impreciso del destino
e scivolano leggeri come piume d’onore.
©
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