Pupazzi di cera
Marco Zuffo
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Immagini usate
figure imbevute di ricordi gentili,
serate miti in cerchi familiari,
profumi usuali,
racconti e scambi di teneri ardori;
giocando a frustare il tempo.
Perdendo il senso del sentire,
accecante,
materia mutante,
da carne
a pupazzi di cera.
Nella mente tenera, tradita,
invischiata nella castrazione,
ardita confusione artificiale,
banali icone esteriori,
fanti, cavalli, regine di cuori,
inversione di ruoli,
manuali per malumori,
creano fori irreparabili,
su schermi di carta velina.
E’ la manfrina ammaliante,
il muto deviar da se stessi
per altri
noi stessi.
Perdono solo le vesti
gli occhi, le labbra, il naso e gli arti,
sformate figure tra le fiamme,
pupazzi di cera,
scagliati dalla rabbia,
fuggiti dal guscio,
gettati nel fuoco,
appena varcato l’uscio.
E’ un cuore pulsante a farli tornare,
quel che non lascia intuire l’ovvio,
un mostro d’umore dubbio,
un lupo di Gubbio,
senza un santo ai cui piedi giacere,
mansuete fiere senza scopo,
pupazzi di cera,
senza volto,
ne’ meta.
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Marco Zuffo
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