Giocatori d'azzardo
Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
Commenti (11)
Un argomento molto particolare trattato con una verve poetica molto profonda dall'autore che non lesina nei particolari e lo fa con un senso di interesse generale. Versi che danno un aspetto alquanto interessante, un tema, purtroppo, attuale che investe svariati soggetti preda del vizio. Una lirica completa ed apprezzata.
Una tematica ardua che viene sapientemente descritta in versi dal Poeta. Quante persone vengono rovinate dal gioco! Intere famiglie si riducono al lastrico per il vizio di uno dei componenti. È un demone ossessivo il gioco, una droga spirituale pericolosa perché fa male al malcapitato ma anche alle persone che ruotano attorno a lui. Malgrado ciò, non si fa niente (o ben poco) per debellare questo "mostro" rovina famiglie. Forse perché gli introiti del gioco rimpinguano le casse dello stato? Spero, che in un prossimo futuro, vengano almeno emanate leggi contro la pubblicità suadente che invita al gioco.
Grande verità!! Il vizio del gioco è uno dei peggiori esistenti... capace di annullare il senso della realtà e di far precipitare in abissi senza fondo famiglie intere! Bravo Massimiliano nell'affrontare un tema così spinoso dando il giusto ed equilibrato taglio alle parole.
Come sono vere e attualissime le parole del poeta che con sapienza e armonia ha figurato l'aspetto interiore del giocatore incallito, malato direi. Demoralizza vederlo così innocente della sua rovina, poi quando è troppo tardi quella rovina appare riflessa sui volti di coloro che ad essoi si accompagnano.
Uomini che non vivono più una vita degna di essere chiamata tale, persi nella spirale autodistruttiva che coinvolge anche chi è loro vicino perché sentimenti, autostima, libertà sono triturati in brandelli e brandelli d'anima soccombono al loro stesso proprietario
Una spirale compulsiva, cattura seducente un po alla volta. Nonostante si viva in un periodo di crisi, ecco che questa " piaga sociale" dilaga comunque, chi ne è investito difficilmente trova una via d'uscita, poiché, è un vero stato di psicologica dipendenza, che alla fine travolge e devasta anche chi accanto subisce silenziosamente. Versi stilati con molta attenzione, la forma molto fluida porta il lettore nella sfera emotiva di ciò che l'autore vuole trasmettere, notevole e d'impatto la strofa "Crescono croci nella radura dei sentimenti..." arriva una scossa leggendola, poiché sembra davvero essere un pozzo senza fine, e quel fardello il peggior martirio.
un argomento ed un tema ben trattato ... persone che allettate dal guadagno facile sperperano soldi di una vita di lavoro... purtroppo una piaga sociale... che in versi ci tocca ancora di più...
Tema complesso ed attuale, piaga che si va allargando e, paradossalmente, molti sono caduti nella tela del gioco proprio a causa della crisi, della perdita del lavoro, della precarietà del quotidiano. Torna l'antico sogno del colpo che cambia la vita... l'eldorado dei disperati e non solo dei giocatori per "vizio". "E nell'autostima in agonia; In una fossa beffardamente comune Sono entrambi caduti ormai. Uomini senz'aurore né lavori Ma colmi di fardelli nei cuori. " Chiusa che stringe il cuore d'impotenza... e sugella una poesia ben stilata nonostante l'arduo argomento.
Brutta bestia il gioco d'azzardo, rende schiavi e dipendenti della moneta, svilisce le sensibilità, ostruisce il donare, vizio di grande ingordigia. Meglio sudarseli i soldi e allora la voglia di giocarseli passa.
Brutto vizio il gioco, purtroppo, in aumento grazie, anche, all'aumento del numero dei giochi legalizzati per far entrare più soldi nelle casse dello Stato... poi si aggiunge la " crisi", la mancanza di lavoro e di conseguenza la povertà improvvisa e la fame che spingono alla disperazione. Bel tema e trattato, come sempre, in modo esemplare dal bravo autore.
È stato provato scientificamente che il gioco d'azzardo provoca gravi danni alla psiche. È una droga che ti rende schiavo, sei legato come un cane al padrone e sei obbligato a fare ciò che non vorresti. Uno Stato che rende legale questo tipo di divertimento, tra virgolette, è un padrone che vuole solo fare cassa, disinteressandosi della povera gente, che presa dalla fortuna del gioco riceve ahimè la spinta finale sul baratro della perdizione. Sempre temi interessanti tratta questo esimio autore da coinvolgere i lettori nella critica collettiva. Poesia ben stilata e molto condivisa per il tema sociale.










