C'è lui
Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
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Questa poesia è particolare, fa riflettere, dà un mix di sensazioni contrastanti. Da un lato c'è lui, l'uomo, raffigurato in modo triste, dimesso, logorato dal tempo "ossa che rapinano carne", senza chissà grandi aspettative nella vita, dall'altro quel fiore scoperto nel deserto della mente dona speranza e spicca come un fiore rosso tra i rifiuti. A personale interpretazione vedo l'abbruttimento, la disperazione dell'uomo moderno smacchiarsi e dissiparsi grazie al contatto spirituale con la Natura, un'alba o un tramonto entrano dentro facendoci diventare magicamente bellissimi perché illuminati di luce vergine originaria che affranca dalle pesantezze del quotidiano vivere
Un uomo... l'uomo... che nonostante tutto, al di là del contesto e del grigio quotidiano in cui è immerso, ha ancora la forza, la voglia e la capacità di vedere il bello che lo circonda, ha ancora la capacità di stupirsi... di trovare un miracolo dentro di sé...un'anima che è ancora d'Uomo. Poesia che ha una forte impronta di "fede" nell'uomo, nelle sue potenzialità di lottare e sconfiggere i limiti in cui il sociale lo imprigiona, un uomo che sa trovare in se stesso la forza per saper vedere, conservando intatte le migliori capacità della'anima.
Questa è una poesia che mi fa pensare all'uomo folle di Nietzsche che vive in un mondo senza Dio, senza morale e senza valori. D'altronde, perché no??!!!Potrebbe essere una perfetta trasposizione all'uomo moderno pieno di vizi che vive come un barbone in un mondo di cemento, privo di valori, trascina il suo corpo con la nostalgia del suo stato primordiale... metafore molto originali, pur trattandosi di una figura astratta la descrizione è quasi pittorica. Molto apprezzata.
Particolare questo componimento forse potrebbe sembrare folle, in realtà non lo è, sembra quasi un guardarsi al di fuori del proprio involucro di carne, farne una lastra specifica, sul passo che posa a fatica nella ricerca di un posto per saper stare al mondo, quasi un demolire di ciò che l'uomo è... ma leggo anche l'esatto contrario, la caparbietà di saper cogliere nonostante tutto, una ricercatezza di ciò che di buono dentro si ha, dipingendo quell'amato gioiello, che forse non è altro che un'anima al ritorno nel suo posto in origine... fuori è prigioniera dalla realtà, dentro viva e pulsante, in attesa di quell'alba perfetta.
Metafore che scolpiscono sapientemente l'immagine di quest'uomo dal viso scavato come fosse di pietra, ma col cuore tenero... capace di intenerirsi di fronte ad un tramonto o ad un'alba... di fronte ai suoi sogni antichi che, per quanto impolverati, non son mai morti. Che sia un uomo reale o l'immagine dell'Uomo (inteso come Umanità capace di ritrovare in sé, nonostante tutto, quella forza per "ammorbidirsi" ancora) non è dato sapere... Resta comunque fra le mani una lirica che "prende" la fantasia del lettore elevandola alla tangibilità del proprio sentire.





