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Riflessioni 5 gennaio 2014 · lettura 1 min · 1099 letture

Io e Holden - A J. D

nemesiel 226 poesie pubblicate
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Dove vanno in inverno le anatre del Central Park... Holden ricordi? E la tua rabbia è la mia se l'esistenza diventa disagio. E' mia l'insofferenza mio l'inquieto rifiuto mio il silenzio il diniego ed è...il tuo. Essere. E vivere per essere. Vivere per sapere dove vanno in inverno le anatre quando il lago è ghiacciato a Central Park.
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Il romanzo "Il giovane Holden"di Salinger è certamente uno fra i romanzi più letti e discussi del XX secolo. Qualunque cosa si pensi di lui e del suo romanzo, è indiscutibile che sia stato icona e simbolo di un malessere generazionale.

L'autore
nemesiel

Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne

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Commenti (14)

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Francesco Falconetti5 gennaio 2014

Riflessioni molto suggestive che prendono spunto da un "quadro" che solo la Natura riesce a disegnare.

Rosita Bottigliero5 gennaio 2014

un interrogativo quasi a rispondere. ... bellissime immagini e kntensa esposizione. ... ...molto apprezzata... complimenti. ...

Francesco Rossi5 gennaio 2014

Interloquire in versi su un romanzo che fa e ha fatto discutere è fonte di cultura e un passaparola di conoscenza.

Elle5 gennaio 2014

Al di là del romanzo, c'è un messaggio che trapela. Palpabile... Un chiaro monito rivolto a chi forse ritorna con quella noncuranza tipica di chi non si è accorto quanto vuoto ha scaturito la sua assenza. E le anatre costrette da un silenzio imposto... migrano verso luoghi, nidi, cuori... Al Caldo.

Riccardo Ruschetti5 gennaio 2014

Personalmente credo che il romanzo sia solo uno spunto per qualcos'altro che va un po' più in là...un po' più in profondità a toccare certe corde che dovrebbero da tempo essere intese da chi invece... tarda a capire (se non addirittura... rifiuta per partito preso!)! Forse sono io ad esagerare osando vedere ciò che poi alla fine non è...ma... quell'insofferenza verso un "vivere senza sapere"...

Carla Colombo5 gennaio 2014

L'insofferenza per un mondo che non si riconosce, nel quale ci si sente estranei può diventare un alienante processo disadattivo, l'importante è non fuggire mai e pretendere di sapere, soprattutto sapere cosa è più giusto per noi che dal confronto con gli altri riceviamo comunque insegnamenti validi o sbagliati che siano, sta poi a noi trarne le conclusioni continuando a farci domande su noi stessi e l'esistenza in generale. E brava l'autrice che ci instilla il seme del dubbio e ci fa pensare

Breus5 gennaio 2014

Se una poesia ti fa luccicare gli occhi, non è necessario dire nient'altro che quello. E ringraziare per l'emozione.

Massimiliano Moresco5 gennaio 2014

Non ho letto il giovane però mi ricorda per qualche strana assonanza il protagonista de "l'uomo senza qualità", ovvero di colui che non si sente di cedere i suoi sforzi e le sue energie ad un corpo sociale che si preoccupa di problemi distanti dal suo spirito. Forse perché superficiale o tendente al conformismo ed alla mediocrità di un'umanità che sembra continuamente mancare la propria vocazione.

Simona Biancolin5 gennaio 2014

Un malessere generazionale che caratterizza un po' anche tutta la letteratura italiana del Novecento, quell'io sofferto e alienato, disgregato, disadattato, che non riesce mai a ritrovarsi... un mal di vivere, un malessere che nasce dal profondo, un'inettitudine di fronte al presente che solo la conoscenza e il sapere possano veramente guarire. Ottima riflessione.

Fiammetta Campione6 gennaio 2014

Omaggio ad un libro che ho letto pochi anni fa perché lo stava leggendo mia figlia e mi ha incuriosito. E non me ne sono pentita. Interessanti questi versi, testimoniano il dilagare di un sentimento di inutilità che purtroppo si sta diffondendo soprattutto nelle giovani generazioni.

Patrizia Ensoli6 gennaio 2014

Una lettura molto profonda un romanzo che mette in risalto insofferenza ed estraneità al mondo... Versi che sento intensamente e intensamente li accolgo!

Salvatore Masullo6 gennaio 2014

Un mondo dove l'insofferenza s'appalesa come una confidenza, una confessione, in maniera silenziosa eppur prorompente. E' un malessere sofferto e dichiarato attraverso questi versi che colpiscono il cuore e popolano la mente. Brava l'Autrice che sa rappresentare con grande spessore questi palpiti d'animo e queste malcelate sofferenze...

Duilio Martino7 gennaio 2014

Ottimo incipit e suggestivi i versi che sottolineano un malessere che spinge alla continua ricerca d'un "miglior Vivere".

Stefano Drakul Canepa7 gennaio 2014

mi ha un po' spiazzato inizialmente, ma dopo tre letture mi ha conquistato. Da rielaborare interiormente