Io e Holden - A J. D
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
Commenti (14)
Riflessioni molto suggestive che prendono spunto da un "quadro" che solo la Natura riesce a disegnare.
un interrogativo quasi a rispondere. ... bellissime immagini e kntensa esposizione. ... ...molto apprezzata... complimenti. ...
Interloquire in versi su un romanzo che fa e ha fatto discutere è fonte di cultura e un passaparola di conoscenza.
Al di là del romanzo, c'è un messaggio che trapela. Palpabile... Un chiaro monito rivolto a chi forse ritorna con quella noncuranza tipica di chi non si è accorto quanto vuoto ha scaturito la sua assenza. E le anatre costrette da un silenzio imposto... migrano verso luoghi, nidi, cuori... Al Caldo.
Personalmente credo che il romanzo sia solo uno spunto per qualcos'altro che va un po' più in là...un po' più in profondità a toccare certe corde che dovrebbero da tempo essere intese da chi invece... tarda a capire (se non addirittura... rifiuta per partito preso!)! Forse sono io ad esagerare osando vedere ciò che poi alla fine non è...ma... quell'insofferenza verso un "vivere senza sapere"...
L'insofferenza per un mondo che non si riconosce, nel quale ci si sente estranei può diventare un alienante processo disadattivo, l'importante è non fuggire mai e pretendere di sapere, soprattutto sapere cosa è più giusto per noi che dal confronto con gli altri riceviamo comunque insegnamenti validi o sbagliati che siano, sta poi a noi trarne le conclusioni continuando a farci domande su noi stessi e l'esistenza in generale. E brava l'autrice che ci instilla il seme del dubbio e ci fa pensare
Se una poesia ti fa luccicare gli occhi, non è necessario dire nient'altro che quello. E ringraziare per l'emozione.
Non ho letto il giovane però mi ricorda per qualche strana assonanza il protagonista de "l'uomo senza qualità", ovvero di colui che non si sente di cedere i suoi sforzi e le sue energie ad un corpo sociale che si preoccupa di problemi distanti dal suo spirito. Forse perché superficiale o tendente al conformismo ed alla mediocrità di un'umanità che sembra continuamente mancare la propria vocazione.
Un malessere generazionale che caratterizza un po' anche tutta la letteratura italiana del Novecento, quell'io sofferto e alienato, disgregato, disadattato, che non riesce mai a ritrovarsi... un mal di vivere, un malessere che nasce dal profondo, un'inettitudine di fronte al presente che solo la conoscenza e il sapere possano veramente guarire. Ottima riflessione.
Omaggio ad un libro che ho letto pochi anni fa perché lo stava leggendo mia figlia e mi ha incuriosito. E non me ne sono pentita. Interessanti questi versi, testimoniano il dilagare di un sentimento di inutilità che purtroppo si sta diffondendo soprattutto nelle giovani generazioni.
Una lettura molto profonda un romanzo che mette in risalto insofferenza ed estraneità al mondo... Versi che sento intensamente e intensamente li accolgo!
Un mondo dove l'insofferenza s'appalesa come una confidenza, una confessione, in maniera silenziosa eppur prorompente. E' un malessere sofferto e dichiarato attraverso questi versi che colpiscono il cuore e popolano la mente. Brava l'Autrice che sa rappresentare con grande spessore questi palpiti d'animo e queste malcelate sofferenze...
Ottimo incipit e suggestivi i versi che sottolineano un malessere che spinge alla continua ricerca d'un "miglior Vivere".
mi ha un po' spiazzato inizialmente, ma dopo tre letture mi ha conquistato. Da rielaborare interiormente














