Io non so Dio
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
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Una introspezione molto delicata dettata da uno stato d'animo decisamente in assenza di certezze personali, domande che si ripetono nel tempo e a contatto con esempi negativi della vita in cui prende il sopravvento il dubbio di arcane ragioni dello spirito. Versi riflessivi che coinvolgono il lettore attraverso le emotive incertezze che l'animo rileva in modo accentuato. Una lirica profondamente condivisa e apprezzata per la trama originale, complimenti,
Una preghiera pronunciata sottovoce, una ricerca di luce quando si sente a mancare il giorno. Una lirica intima, un grido al cielo che apparentemente non risponde. Il mistero dell'esistenza e questa immensa solitudine in un universo che è silenzioso, troppo silenzioso. Un testo che sento sincero, quasi un grido che viene dal profondo dell'anima. Sentita e apprezzata molto.
"Io niente, io nessuno, passo senz'orma, fiume senza foce", stupenda poesia d'inquietudine esistenziale che vorrebbe il conforto di una fede salda, un bisogno di certezze che verrà soddisfatto solo all'ultimo, per cui al momento domina una visione disincantata del Creato mentre si vorrebbe poterne coglierne la magia e il segreto nascosto cosicché il cuore pugno possa aprirsi in una carezza soave
...FAI TUE LE MIE INSOFFERENZE ESISTENZIALI... ma il finale, vagamente speraggiante, insinua il dubbio... fiocco polifemico, naturally...
La ricerca della prova certa dell'esistenza di Dio è una prova ìmpari destinata in partenza ad una certa sconfitta, la nostra umana limitatezza ci condanna.
Poesia filosofico esistenzialista di grande impatto per le immagini che vengono evocate. Domande che vengono poste al divino che sembrano negarlo ma che negazione non è. È un grido di speranza verso colui che non partecipa ai mali (e al bene del mondo) per quanto gli si possono attribuire azioni o miracoli per salvare o punire l'uomo. Un Dio che appare autoreferenziale, un mistero che si svelerà quando il buio si posera' sugli occhi.
Un tema delicato affrontato con il metodo del ragionevole dubbio. Poesia che mi trascina al passato quando certi argomenti erano campo di battaglia tra chi nutriva assolute certezze e chi, come me, brancolava nel buio; nebbiosi ambienti che ancor oggi frequento, però ora con spirito d'avventura. Non posso che trovare, quindi, familiare il senso di questo bell'ordine di parole.
Notevole riflessione metafisica che coinvolge l'essere e la sua esistenza. La percezione di una essenza suprema è l'interrogativo dell'uomo e della sua limitata logica che sfocia nella capacità innata di andare oltre il visibile e il contingente, chiamando in causa l'innata percezione che ci portiamo dentro come un mistero che non può essere svelato ma solo avvicinato in una parziale e mera comprensione... eppur l'esistenza e la coscienza della sua fattualità di assoluta perfezione è già di per sé una chiara affermazione di una presenza ordinata ed ineffabile che chiamiamo Dio... Complimenti alla nostra autrice.
Una ricerca profonda in questi versi... che scorrono in tutta la loro intensità per giungere in quello sguardo, ultimo ma vero punto di conferma. Un poetare toccante e intenso... Complimenti
dubbio quasi preghiera di esserci ... di avere l'aspettativa del dare in un momento credo di sconforto... molto bella la chiusa... meravigliosa lirica
Se un fiore è vita, il volto di un bambino è amore e tenerezza mentre un cuore batte al centro del petto, vuol dire che hai già avuto più di un'occasione di incontrare Dio e la tua ricerca non è stata vana. Piuttosto è emblematica quell'incertezza ben rappresentata, quella ricerca, quel "passo senz'orma, quel fiume senza foce" che raccontano l'eterno peregrinare inquieto della nostra anima oppure quel pulsare incessante del nostro cuore in cerca di eterno ... A questo punto non mi resta che apprezzare l'umano pathos che prorompe dai versi dell'Autrice che ha voluto rappresentare, in maniera così profonda, semplice ed apprezzabile, il soliloquio di un'anima che anela all'infinito... sei sempre brava, inutile ricordartelo!
Io niente... io nessuno Passo senz’orma e fiume senza foce. Come colpiscono questi versi, dentro i meandri dell'anima, l'ingarbugliata ricerca di quel Dio, quasi uno smarrimento del sentiero, cercarlo e non trovarlo nei volti, o nelle cose che ci appaiono come le più pure e ovvie sulla faccia di questa terra. Un cuore pulsante anche se dolente, continua con la sua mappa in mano, a cercare la risposta ai quesiti che avvolgono l'esistenzialismo. Quel "non so dove cercarti" giunge come una preghiera... a non dover attendere l'ultimo sguardo per avere quella certezza, che un Dio esista.
"Non so dove cercarti"..."Perché è lì che mi verrai a cercare"! Un grido di rabbia, di chi è stufo di prendere porte in faccia lungo quel cammino di ricerca... un consapevole smarrimento che smarrimento non è, perché l'intera lirica esprime profonda coscienza di sè. Quasi una sfida... esaltata con una chiusa dal forte sapore... come dire che sarà lì, in quel fatidico momento che si faranno i conti... ma da ambo le parti.
La fede è un grande aiuto e una fonte di forza e speranza per chi la possiede, fa sentire meno soli ad affrontare le difficoltà e i dolori che la vita ineluttabilmente ci pone davanti. L'infinita piccolezza del nostro essere (io niente... io nessuno) di fronte a qualcosa che non ha forma, non ha materia ma richiede solo un atto di fede... l'autrice scava dentro di sé e non trova ciò che cerca, ma il desiderio di capire è forte e la speranza è viva, come si legge nella chiusa.











