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Amore 16 gennaio 2014 · lettura 1 min · 2839 letture

L’angelo di Venezia

nemesiel 226 poesie pubblicate
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Scorrimi tra i capelli fiabe dalle tue mani. Lascia bere la pelle dalle parole sciolte nella luce e soffiami sulle labbra desideri di suoni. Flauti magici le tue orme che seguo tu che sui miei sentieri hai sparso sogni ed una fede cieca in chimere lontane. L’angelo di Venezia annunzia il Carnevale. Vola legata a un filo ali di piume ricucite. Finzione di paradiso come quelle emozioni che so non mi appartengono. Lacera e libera io andrò più in alto del mio dolore.
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L'autore
nemesiel

Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne

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Commenti (11)

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Tonia Fracella16 gennaio 2014

Un poetare intenso dai toni delicati... trasmette immense emozioni e coinvolge nella lettura. Molto apprezzata per stile e contenuto.

carla composto16 gennaio 2014

bella originale elegante... in versi toccanti e sentiti

Fiammetta Campione16 gennaio 2014

Un poetare di classe, emozioni che transitano, che arrivano... E' triste l'atmosfera ma trapela una fierezza che trova il suo compimento nella chiusa, che reputo particolarmente bella e toccante. Complimenti

Simona Biancolin16 gennaio 2014

Spesso ci ritroviamo appesi ad un filo, angeli erranti che stanno quasi per toccare il Paradiso per poi rendersi conto che era solo una finzione. Bellissima la metafora del Carnevale anche perché tra un po' si avvicina, rinnovandosi sempre come l'amore. Un altro filo e un altro volo ci aspetta. Voliamo liberi "più in alto del dolore".

Rosita Bottigliero16 gennaio 2014

Quell'angelo che avvolge i pensieri nei meandri dell'anina estirpa il negativo per trovarne la magia... bellissima poesia. molto bella.

Catia Dinoni16 gennaio 2014

Lirica di estrema eleganza, notevole l'impatto trasmesso attraverso la metafora del carnevale di Venezia, un poetare che accompagna per mano chi legge nei meandri delle calli dei sentimenti... quelle chimere lontane, l'amarezza che avvolge, e quel filo che tiene a se... o forse attende di volare semplicemente più in alto.

Carla Colombo16 gennaio 2014

Una poesia non solo malinconica ma proprio triste nella sua comunque fierezza, come se le gioie dell'amore non possano più appartenere alla protagonista, chimere lontane che con occhi disincantati relega alla finzione carnevalesca sottolineando la sua forza e libertà come un riscatto dalla sofferenza. Colpisce molto soprattutto per il contrasto tra la prima strofa dolce che sembra un inno all'amore corrisposto e la seconda che ne rivela invece la sua natura illusoria

Massimiliano Moresco16 gennaio 2014

Molto bello il contrasto tra le sue strofe. Nella prima, troviamo una forte componente evocativa particolarmente bella capace di trasportare in un atmosfera magica. Nella seconda strofa invece viene rivelata la considerazione esistenziale dove l'amore è fondamentalmente un illusione, forse, dettata dalla nostra chimica. Tuttavia la presa di coscienza di questa "tragedia" può forse spingere l'essere umano a superare, o meglio, a trascendere se stesso per giungere finalmente al personale mistero.

Stefano Drakul Canepa17 gennaio 2014

raffinato viaggio fra fiaba e sogno, nella malinconia che conduce al cuore. B e l l a poesia

Riccardo Ruschetti17 gennaio 2014

Come è stato già detto, colpisce l'amarezza ed il senso di castrazione della seconda strofa che si contrappone, quasi in modo sarcastico, alla prima. Non a caso è stato scelto come simbolo dell'innamoramento l'angelo che, con il suo volo, da inizio al Carnevale di Venezia... fatto di ricche e fantasiose maschere dietro le quali, però, chissà quali volti... quali "realtà" vengono a nascondere. La chiusa poi mostra chiare le ferite recate da questa "finzione", come filo spinato lacerante dal quale l'autrice con forza si libera per volare "più in alto" del Suo stesso dolore.

Salvatore Masullo18 gennaio 2014

Versi che giocano sul contrasto di immagini evocate con grande capacità descrittiva. Parole come antidoto "sciolte nella luce" e soffi usati per produrre suoni. "Sentieri su cui sono sparsi i sogni" creano atmosfere surreali, quasi magiche. Ogni scena si gioca sulla finzione e sui voli della mente giocati su di un quadro carnevalizio che non nasconde quelle emozioni e quelle contraddizioni che fanno parte di quell'arena ove si esibisce tutto il concerto dell'umana specie. Versi profondi, molto rappresentativi, che vanno dritti al cuore e alla mente!