Il vecchio ontano
Velato da un sole tranquillo
in un giorno di marzo,
nel bosco lontano,
sotto il grande ontano,
un fiore sbocciato, a forma di mano,
tremulo di paura d’esser calpestato,
sorgeva sul ciglio di un ruscello
che brillava d’acqua azzurrina
dell’ultima neve cristallina.
Quell’acqua cantava al bosco
e al fiore dal collo cadente,
ch’ei pareva risponder, con filo di voce,
a intonare un concerto innocente.
In quel bosco lontano,
sotto la volta del grande ontano,
mi svegliai, un mattino d’autunno
rosso e giallo d’acero e betulla,
di foglie cadute ad una ad una
a formare una culla,
che i rami lasciavan vedere la Luna.
Ella guardava fredda e accigliata,
gelosa di quella mirabile cascata,
piangeva di non aver le mani,
il seno e un cuore di carne
per amar anch’ella la natura,
e la bocca per mangiar fragole e ciliegie,
e spinar dal tino il vino,
come faceva il contadino
in un sogno di un tempo lontano
in quel bosco sotto il vecchio ontano.
©
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