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Spirituali 21 gennaio 2014 · lettura 1 min · 2243 letture

La mia causa finale

Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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La mia causa finale È la mia causa iniziale Li si riflette ciò che sono -Ciò che siamo- In un immagine essenziale. Io sono un seme Che contiene in nuce Il progetto audace Che sospinge e preme. Un groviglio di sensazioni Sanguinano da piccole infezioni, Si accavallano cavalli audaci -Uno bianco e uno nero- Uno getta un occhio ispido e intero Nel mio ventre brulicante di serpenti, L'altro un occhio blu e leggero Nel mio cuore di sboccianti giacinti. Elevano poi assieme il respiro Scagliando un masso Nell'espansione del mio piccolo cielo. E noi tutti, tremanti vascelli che indugiano Nei sentieri marosi del sordido respiro Con occhi che fremono in luce lieve, Con mani protese al cielo immenso E gambe di radice che sprofondano nel mondo, Assestiamo le briglie meglio che possiamo Anche se i denti tramano la scelta -Con paura e fede da sottofondo- E spesso incalanano il flusso del fiume Nel calmo mare della rassegnazione.
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Un testo che fa riferimento al mito della biga alata raccontato nel Fedro di Platone. In tale contesto si rileva come l'anima (che ha secondo tal concezione origine divina) sia simile ad una biga trainata da cavalli alati. Nella parte iniziale invece cito il pensiero di James Hillman autore de "Il codice dell'anima"

L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (10)

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Francesco Rossi21 gennaio 2014

Una poesia di grande intimità segni evidenti di spiccata sensibilità che emergono nell'espansione di quel mio piccolo cielo.

carla composto21 gennaio 2014

una meraviglia di lirica che non é solo di piacevole lettura, ma ci regala bellissime immagini... in versi ben stilati complimenti

Riccardo Ruschetti21 gennaio 2014

Percepisco personalmente nel leggere questi versi una profonda conoscienza di se stesso da parte dell'autore, dove è tangibile il conflitto quotidiano del "vorrei ma non posso", una specie di Dr. Jekyll e Mr. Hyde (un cavallo nero e l'altro bianco) fino a sfociare con la chiusa nel contrasto della forza ribollente del fiume con il "calmo mare della rassegnazione". Un saper guardare dentro sè, dunque, che trova pure lo stesso "imbarcamenarsi" (assestando "le briglie" al meglio) nel mondo che lo circonda.

Grazia La Gatta21 gennaio 2014

Apprezzo molto i temi trattati da questo autore che fa con grande maestria, interessando il lettore. Poesia bella e piacevolissima alla lettura. Molto piaciuta

Antonella1721 gennaio 2014

Lo spirito che anela all'infinito e la carne che indomita freme e scalpita come un cavallo indomito. Bellissima poesia colma di passione e ricerca della luce

Catia Dinoni21 gennaio 2014

Un codice complicato quello dell'anima, difficile da interpretare se non con il saper guardare bene dentro il nostro io, una continua ricerca per giungere al nucleo... alla sorgente di tutto, ma quanta strada bisogna fare nella consapevolezza che cavalli scalpitanti possono decidere di non seguire la stessa via? L'eterna lotta in corso dentro un ventre che brulica nel bene e nel male, si trema e si indugia, certo, e come tamponare i danni? Come qui ben espresso, non si può far altro che assestare le briglie e reggersi forte, posare un passo sicuro su questa terra, buttando un occhio al cielo, forse può servire... ma anche se inciampando, mai e poi mai ci colga la rassegnazione. Lirica che porta a profonde e più riflessioni, da rilegger

Carla Colombo21 gennaio 2014

Un'anima in lotta a volte rassegnata con sè stessa, in bilico tra pulsioni contrastanti ben delineate nella terza magistrale strofa, un tumulto interiore magari trattenuto esteriormente, e il dubbio della resa nella faticosa guerra

nemesiel21 gennaio 2014

Io sono un seme Che contiene in nuce Il progetto audace Che sospinge e preme. Solo che accanto a tale seme/inclinazione o vocazione che sia esiste il contesto e, si dice, un destino... che preferisco chiamare caso. Una forza ci spinge in una direzione ma non sempre sappiamo ascoltarla, se ci riusciamo e assecondiamo la nostra vocazione avremo fatto un salto qualitativo. Non conta quale sarà il nostro talento, non è quello che faccio ma il modo in cui lo faccio che fa di me da potenza ad atto.

rita iacobone22 gennaio 2014

Non avrebbe potuto entrare meglio di così nell'intimo dell'anima l'autore che sempre più capace tocca con parole corde che inducono il lettore a condividere con egli le sue sensazioni e teorie che dimostrano una sapiente conoscenza dell'essere. Siamo sempre in bilico se farci trasportare da bianchi cavalli o da quelli neri, scegliere tra la incontaminatezza dell'anima o la perversione di essa.

Alberto De Matteis22 gennaio 2014

Originale e profonda questa lirica attraverso la quale il bravo Autore non fa altro che scandagliare l'animo umano con delle immagini veramente suggestive e belle.