Nel crepuscolo di un mattino Romano
Anna Piccirillo ov
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Tra luce e tenebre ancora si dimena
questa fredda notte di gennaio
che ormai sta per sfumare
verso l'alba di un mattino nuovo.
Rapita dalla mistica atmosfera
in questa piazza che ha il nome di San Pietro,
aspetto che arrivi il mio momento
di celebrare i riti della fede
sulla venerata tomba fatta altare
dell’uomo santo che venne da Cracovia.
Istante inafferrabile!
Ed ecco il sole già fa capolino
tra i platani che vestono il Gianicolo;
l’aurora allunga le dita delicate
per tingere di rosa il Colonnato
che il piazzale cinge in un materno abbraccio
e fa dell’Obelisco meridiana.
In questa vivida Luce,
che le luci notturne fa sbiadire,
di indaco si ammanta il Cupolone,
orgoglio dell’artista più sanguigno
che papa Giulio volle alla sua corte
perché lo celebrasse col genio indiscutibile
della sua eccelsa arte.
Garriti striduli si appropriano dell’aria,
liberi i gabbiani s'involano oltre i capitelli e i santi.
Sulle loro ali l’anima mia si libra
già pregustando l’estasi futura.
Così assorta varco la soglia del Tempio maestoso
e mi pervade un senso del divino
che mi sovrasta da altezze irraggiungibili.
Sic transit gloria mundi!
Solo polvere e cenere è il ricordo
dell'effimera grandezza umana.
Ogni innato desiderio di immortalità
trattiene il fiato nell’attesa
della beata Eternità.
©
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L'autore
Anna Piccirillo ov
"... Eppure non so scrivere poesie. Non conosco regole di metrica, di rima e di sintassi; però se la poesia nasce dall’anima col desiderio di trasformare in parole i sentimenti, le emozioni, i moti prorompenti del cuore, i miei semplici versi, con molta indulgenza potrete anche definirli poesie" ... Ecco, mi definirei
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