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Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
Commenti (9)
Non poteva meglio esprimere l'autore lo sdegno che dentro covano tutti coloro che sentono di vivere in una società dove ti viene tolta la possibilità di pensare e dedurre con la propria mente. Accompagnati come incapaci veniamo veicolati con suggerimenti e comportamenti che la massa purtroppo crede necessari senza rendersi conto che così subendo rendono insofferente l'esistenza di coloro che l'antifona l'hanno compresa bene.
bravo il poeta che con i suoi bellissimi veri esprime l'inadeguatezza di un vivere quotidiano... la grande insofferenza repressa e tutto ciò che ne deriva...
L'insofferenza di un singolo dotato di coscienza a cui va stretta la massa incosciente. La penultima strofa è molto ironica e acuta nel trionfo delle banalità che ci accerchiano, un non identificarsi in una società di finti valori imposti, inutili necessità e false prospettive, ribellione condivisa!
Il tentativo di lobotomizzazione del genere umano da parte di certi "poteri" (commerciali e non) è sempre stato forza propulsiva, solitamente ben congeniata (spesso pure subliminale), per il controllo del mercato e (cosa ben più pericolosa) delle menti. "Pensiamo a tutto noi"...già...ed è proprio questo il punto! Lirica, quindi, che ci richiama al mantenimento del discernimento contro i facili populismi... un richiamo alla "vera" verità e non a quella maliziosamente raccontata.
Una poesia in chiara chiave filosofica, il poeta con autorità compie esercizio poetico in cui il sentore del ribellarsi ancor più che la ribellione appare alla mia personale percezione.
Versi che urlano una ribellione che deriva da una profonda consapevolezza e dal senso forse di ineluttabile impotenza che accompagna la "visione" quotidiana di un mondo omologato e intontito, dove ognuno crede di espreimere un pensiero proprio, una propria opinione ...ma esse altro non sono che idee assimilate, di cui hanno imbevuto le menti dandoci nel contempo l'ingannevole impressione di esserne autori e beneficiari. "Senti! Senti il vento degli urli, Sono urli che belano Urli contriti e rapiti..." Sapienti versi, espressione di debolezza e resa... ma la chiusa èproprio quel sole che squarcia!
Una lirica che ricalca in maniera espressiva l'inadeguatezza del vivere di ogni giorno; una ribellione anche dai toni ironici.
...Inserire un gettone, selezionare il programma, e poi... mettiti pure comodo, al resto penseremo tutto noi... ecco come vorrebbero farci diventare. In balia del consumismo, in preda a demagogie che sguazzano nell'indifferenza, ma che bocche affamate spesso quando non serve si prodigano in sentenze assolute. Queste frasi fatte su misura per ognuno di noi, ma dalle quali bisognerebbe ribellarsi, usando quella forza dentro che abbiamo e usando quelle mascelle, perché mai non osare sfidare il sistema? Ne abbiamo sia le capacità che le possibilità, sapremo aggiustare il tiro come esprime l'autore in questa lirica scritta di pancia, con impetuosa ribellione divaricando un mondo che può essere cambiato.
La tecnologia ha travisato i valori della vita, ha creato archetipi funzionali aldilà dei valori umani. I comandi di una società dedita al lavoro hanno trasformato gli esseri umani in manichini che indossano tutto ciò che produce l’industria. Le lobby hanno inculcato manovre d’interessi ineluttabili, lavaggi di cervello a far credere che il modello di vita è quello di infatuanti spot pubblicitari. Viviamo in democratica, dove sfoggia libertà di pensiero, ma siamo proprio sicuri che sia vera libertà. Ecco qui ci fermiamo per un attimo di riflessione, ed è quella del poeta che si ribella ad una demagogica pratica politica tendente alla conquista dei consensi di un popolo addomesticato ai loro comandi.









