Il limite dell’infinito
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
Commenti (13)
l'inverno che lascia il posto alla mimosa già fiorita... simbolo della primavera donna che regala emozioni... ed è emozione leggere righe di pensieri avvolti nel cuore di chi ama... complimenti
Solitari ma unici come le monadi, in balia di una precaria condizione esistenziale che ci accomuna... e pur non essendo volatili siamo in grado di abbracciare il mondo in tutta la sua immensità e di cogliere per un attimo il mistero che cela una "mimosa fiorita" in tutto il suo splendore e tutta la sua fragilità.Poesia che fa riflettere tanto.
pur non volando in solitari percorsi ci ritroviamo al limite dell'infinito... versi che arrivano alla corda dell'anima e la fanno vibrare...
È sicuramente una brutta sensazione cercare di abbracciare il mondo ma non sentirne il calore. C'è in questa poesia una constatazione che riguarda tutti noi esseri umani che viviamo come fossimo separati dall'esistenza. Siamo monadi, atomi di questo mondo frammentato, in cui la diffidenza regna e, dove, la pervicace esigenza di interpretare, sezionare e suddividere il nostro universo esperienziale ha prodotto tutto questo.
Noi stessi limite all'infinito che ci germoglia dentro... Verso molto significativo... noi che siamo il nostro stesso limite e non riusciamo a volare forse quando appesantiti da un vivere che ci opprime non riusciamo a credere oltre... o a crederci ancora. Nessuna colpa quando si accorcia quella naturale estensione... eppure qualcosa o qualcuno torna a sorprenderci ancora, inaspettatamente...
Desideri di volare ed umani bioritmi che tante volte non coincidono: sono due gruppi di entità che ci rendono felici allorquando, secondo la teoria degli insiemi, condividono aree spaziali in comune, un'area comune non sempre viene condivisa. Succede allora, come dice l'Autrice nei suoi meravigliosi versi, che ci si sente estranei al mondo, non ci pare di farne parte. Sono momenti in cui appare immensa la pochezza del nostro essere mentre silenziosa continua ad alimentarsi la nostra voglia di infinito, pronta a sorreggerci alla prossima occasione. Non abbiamo colpa dei nostri limiti, perché al momento opportuno esonderà una marea dal profondo ignoto. Eco perchè,conclude mirabilmente l'Autrice, l'inverno non può volare via senza le sue magie!
Abbracciamo il mondo, siamo in questo mondo, ma non apparteniamo ad esso, eppure siamo figli di questo mondo. Ed è un mondo che ci allontana l'uno dall'altro come se fossimo dei solitari. Tristi pensieri posti alla nostra riflessione.
Questo è il viaggio, il continuo immergersi nelle ombre e venirne poi fuori, sempre di versi, cambiati. Una spirale nel tempo e nello spazio, un movimento interiore e l'illusione di essere vivi. Tutto torna, e si ripropone a stupirci. Tutto, anche un semplice fiore, che poi semplice mai è... Apprezzata lirica, complimenti!
versi come carezze sul viso e, mi lascio andare, pigro come sono, a gustare questa melodia nell'infinito limite che mi porgi come filosofo (esiste un femminile?). Non pensavo che un filosofo potesse essere così "sereno" e interessante trattando pensieri così profondi.
Sì...anch'io trovo come nel verso "noi stessi limite all'infinito che ci germoglia dentro" il fulcro dell'intera lirica. Siamo contenitori di un seme che nella sua breve crescita (quando siamo fanciulli) trova quel giusto spazio necessario affinché la spontaneità trovi libero sfogo. Poi... quello stesso contenitore diventa limite... rattrappisce l'impulso conformandosi a ciò che lo circonda. Talvolta dal barattolo quella "spinta" riesce ad esondare lasciando intravedere il senso di ciò che realmente siamo... ed in quel momento... viviamo!
Queste sono le poesie che mi piace leggere. Il verso è tratteggiato dal ritmo introspettivo ed armonico insieme. Un flusso continuo di suoni che avvolgono il filo intorno alle parole fino alla loro essenza. Bellissima, complimenti e .
"Noi stessi limite all'infinito che ci germoglia dentro": la magia di questo verso illuminato ha ammaliato tutti, potrebbe tranquillamente essere un aforisma di filosofi del calibro di Socrate, stessa consapevolezza del "sapere di non sapere"! La consapevolezza delle nostre umane limitatezze, quante potenzialità ignorate, quanta vita non vissuta davvero, pienamente a parte qualche sprazzo di marea e incredibilmente solari fiori di mimosa... per me poesia toccante, parole che penetrano dentro l'essere che sa che non può essere tutto qui
Monadi, numeri primi. Soli davanti alla vita. E' stato detto già moltissimo, aggiungo solo che l'autrice ha il dono di saper trasmettere sensazioni con forza ed efficacia.











