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Morte 15 febbraio 2014 · lettura 2 min · 1487 letture

Sul suicidio

Marco Zuffo 103 poesie pubblicate
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E un giorno mi sveglio, di fronte a una bilancia che sa di sogno, d’incubo. Da un lato un fisico distrutto, una macchina di pochi anni e migliaia di chilometri, cuore stanco, pelle sfatta, senza capelli, denti da rifare, bistrattato da me stesso. E un giorno peso i soldi e l’argento che mi resta, che l’oro non l’ho mai visto, progetti, ambizioni, sotto un tappeto che anche a lavarlo ci si cava uno straccio, e mi sveglio, sorpreso che non basta neanche per l’indispensabile. Soltanto allora mi sveglio vedo che a lavorare per restar senza niente il giorno cinque, aspettando lo stipendio già finito il ventisette, prima d’averlo preso, perso, sotto una montagna di debiti, sotto le sciocchezze che sembravano beni primari, vedo che ci si ammazza per niente, per finta, allora mi sveglio e capisco che non val la pena vivere un giorno in più, a regalar la vita neanche agli altri ma al denaro che non basta mai, e allora mi sveglio, ma era meglio dormire, poltrire nell’illusione di esser diversi da una massa che affossa, e quel che resta, è un ometto insignificante, pieno di ricordi, sotto tre metri di terra.
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a chi si preoccupa... non è un'ultima lettera... tranquilli!!!!

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Commenti (3)

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andrea ristori15 febbraio 2014

Lo stesso rispetto che devo alla tua composizione, che è altissimo, spero che tu lo abbia per la tua vita al di là di ogni forzatura poetica che potrebbe risultare pericolosa perché le parole, soprattutto scritte, danno una forma ed una dimensione materiale alla realtà delle cose e quindi anche alle intenzioni; chi è così bravo ad esprimere ciò che ha dentro deve continuare a vivere per non smettere di scrivere offrendo così il suo contributo alla crescita dell'umanità.

Pino Penny15 febbraio 2014

come dico da sempre se uno scrive può e deve esprimere qualsiasi sentimento e proprio perché lo scrive si libera e ancor di più se qualcun altro lo legge e magari gli dice che tali sensazioni le ha in un modo o in un altro provate... la poesia è espressione dell'anima (lo ha detto qualcuno) la poesia è grido( ghinsberg) è denuncia (divina commedia) è arte

Sara Acireale6 ottobre 2014

Un argomento drammatico, scritto in modo sorprendente dal Poeta. In questo periodo molti si sono suicidati perché hanno perduto il lavoro, perché i soldi non bastano mai, per estrema solitudine, perché non si sentono più integrati in una società che pretende il massimo: bellezza, efficienza ed eterna giovinezza. Guai a non farcela, a non essere all'altezza, si è subito tagliati fuori e allora ci si sente inadeguati. L'autore è stato bravo a calarsi nei panni di un aspirante suicida e di carpirne i pensieri più reconditi...