Meduse di plastica
Il sole nasconde un suo raggio tra le mie ginocchia,
trafigge il vento i miei capelli mentre guardo.
Negli inferi accesi vedo muovere il pianto del mondo che spira
impiccato dalla corda dell’ indifferenza.
Ucciso da mani esperte d’egoismo giace inattivo.
Sono giorni rubati al tempo quelli infagottati nello smog
intanto che onde nere di pece spiaggiano bitume sulla rena.
Un velo di tulle innaturale adagia la sua tossica danza a fasciare conchiglie.
Meduse di plastica respirano il mare.
L’amore disattiva il sentimento, resta l’ odio a crescere i semi.
La terra è infeconda e la nebbia chiude le ali su ogni mente.
Sento freddo, l’aria gela il coraggio e infila le sue lunghe braccia tra gli uomini.
Siamo solo briciole nascoste nei vizi, cicche gettate al rogo dei pini.
Resta il fascio di luce tra le mie ossa e l’aria che vezzeggia il corpo
a flettere il tempo a favore, che come vela gonfia espande il suo mantra.
Io la chiamo speranza.
©
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