Pupille avariate
Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
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Una visione della Morte pacata pur se espressa con vocaboli e metafore forti, Appare una fatalista rassegnazione alla sorte finale, come se per caso ci si fosse addentrati in una riflessione disincantata, dicendo a sè stessi "tanto è così", con un'alzata di spalle..."un sasso gettato nell'abisso non fa chiasso, non fa rumore"
Un poema che mi ha molto colpita, suggestivo e stilato con grande maestria ...i versi attraversano la mente del lettore e colpiscono il cuore... una chiusa indimenticabile. Molto apprezzata!
Quando la nera signora arriva (a volte senza dare il preavviso) il fuoco di una vita intera si spegne e ci si ritrova esanimi, col volto imbiancato, diventato come cera. Finiscono le illusioni, le certezze, finin un solo attimo. Questo è il viaggio del non ritorno. La morte fa paura perché è un rebus, non si sa quello che ci attende dopo, se c'è il nulla eterno oppure qualcos'altro. Nessuno lo sa e io invidio chi ha una forte fede perché almeno ha la consolazione di sentire la sua vita prolungata in un'altra dimensione. La cosa più certa è che i morti continuano a vivere nei ricordi dei vivi.
Indipendentemente da qualsiasi credo e fede religiosa, é fondamentale affrontare la Morte con mente serena e comprendere in modo corretto l'essenza della transitorietà. La morte è un processo di dissoluzione che genera una nuova vita, una nuova rinascita. Se ognuno di noi riuscisse a prepararsi adeguatamente, al sopraggiungere della Morte come evento naturale, riuscirebbe a mantenere la propria pace mentale più facilmente, pace mentale che (per me), rappresenta una garanzia immediata di rinascita positiva. Apprezzatissima!
La signora morte che tutto ricopre e ingurgita con destrezza. Lirica molto intensa che sa donare comunque un atteggiamento sereno del poeta nei confronti del grande dilemma dell'uomo. Molto apprezzata
Percepisco un sentimento contrastante tra la visione degli occhi "impietriti in mille patiboli" con il fatto che comunque gli stessi "brillassero come trofei"...praticamente non mi è chiaro se questo sia vissuto come una conquista od una sconfitta da parte di Massimiliano. Certo è che la morte non spaventa... seppur la visione di queste "pupille avariate" possa sembrare come un segno di amara arresa all'ineluttabilità del corso della vita.
In questo mondo in cui spesso si esorcizza l'idea della morte fino quasi al rifiuto di esprimere persino il concetto (spesso sostituito da eufemismi) trovo quasi un atto di coraggio affrontarla in maniera diretta e naturale. Più che rassegnazione leggo consapevolezza e coraggio. Sovente si tende ad adottare un atteggiamento di rimozione dell'idea stessa di morte, per parafrasare Epicuro "Intanto quando la morte c'è noi non ci siamo e viceversa".Versi apprezzatissimi che dimostrano un comportamento saggio di fronte al pensiero della fine.
Un passaggio dal quale ognuno di noi non può sottrarsi, in qualche modo dobbiamo "accettarlo" ciò significa aver una visione molto amplia delle cose, guardar scorrere la propria vita... trovarsi a fare un bilancio, accettando anche quei patiboli che nella vita stessa hanno il loro peso, mentre il tempo scorre inesorabile e si scruta il cielo cercando quella connessione divina. Molto profonda questa lirica, di forte impatto emotivo l'intera seconda strofa, già da sé una poesia dentro la poesia.
versi sentiti che arrivano al lettore... scritto con proprietà di linguaggio ... metafore ben stilte... chiusa meravigliosa...
Un poetare incisivo che va nel profondo... verso quel passaggio, luogo di silenzio dove nulla fa più rumore, una descrizione della morte affrontata in maniera pacata, ma in uno sguardo che sembra quasi arreso, nella visione di quella vita che scorre per poi spegnersi agli occhi.
Poesia molto profonda, ben stilata e belle le metafore. Qui, su questa terra siamo solo di passaggio, noi siamo stati creati per un altro mondo e credere profondamente nella vita dopo la morte, aiuta ad accettare la morte stessa, che non è rassegnazione ma gioia per qualcosa di più grande e bello... per la vera vita.
"Mani allusive sanno ancor d'estate In quel mentre che s'elevano a Dio" Per quanto ci si possa preparare saremo sempre poco pronti all'arrivo della morte... avremo sempre mani che sanno d'estate... perché il pensiero del limite dell'esistenza, il rifiuto della fine nella prospettiva sconosciuta del niente o, bene che vada, di una vita diversa che ignoriamo, atterrisce... Viviamo la morte come ingiustizia e non come naturale corso... in questo il pensiero filosofico occidentale non aiuta purtroppo...












