Era
Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
Commenti (8)
Essere contenitore capiente della luce della persona amata. Immagine stupenda che descrive benissimo un grande amore,,,ottima lirica
Una stupenda ode dedicata a Era Giunone (sorella e moglie di Giove), dea del matrimonio, grande madre come viene definita dal Poeta. Una lirica che stupisce il lettore perché fantasia e mitologia s'intrecciano in un connubio che avvince e affascina
Non so se "Era" possa essere riferito ad un personaggio mitologico o sia riferito a qualcosa che oggi non è più. Spero la prima ipotesi... e che non sia un'evocazione alla meraviglia che, oggi (purtroppo)...non meraviglia più! Una meraviglia dettata dall'incanto di ciò che la "grande madre" (la madre Terra) è capace quotidianamente di offrirci, ma che... oggi...è difficile gustare ancora, come "bruma masticata tra i denti"! E' forse la predisposizione di un cuore che non ha più voglia di incantarsi ancora? Forse... Personalmente spero proprio di no... Sarà pure un po' infantile... ma avere la capacità di "stupirsi" ancora... ed ancora...è per me forse la più bella "forza" che fa pulsare il cuore del mondo.
"Era" ha molteplici interpretazioni, per me è riferito a qualcosa che non c'è più, giocando sul duplice significato di quell'Era appunto che confonde benissimo le acque nell'intento ermetico di questa poesia, io lo vedo come una presa di coscienza di un cambiamento avvenuto in sé stessi, un tempo andato via, nella consapevolezza che la fase spensierata è altro ora mentre prima, con forza... era
Una poesia che, indubbiamente si presta ad una miriade di interpretazioni. Potrebbe quindi essere interpretata in chiave mitologica( come è stato detto) oppure potrebbe far riferimento ad un amore non colto anche se personalmente, conoscendo le letture dell'Autore, propenderei per una terza interpretazione: La grande madre, nell'accezione di Jung, rappresenta l'archetipo della potenza luminosa e ambivalente dell'inconscio, distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice. Versi che fanno veramente riflettere.
...parole ammalianti che suscitano emozione e ardita meditazione... sempre più completo, un plauso...
Un ode particolarmente ispirata ricca di sentimento, scorgo molteplici chiavi di lettura, ma mi piace l'affinità con la grande madre della visione junghiana, si pone alla sacralizzazione della Natura, dell'inconscio e degli stessi istinti, che per essa scaturiscono da archetipi, più o meno perenni, attribuisce un ruolo fondamentale al femminile. C’è infatti un legame forte, immediatamente psicologico, tra la “Natura” e il “Materno”, e viceversa: due dimensioni così prossime in ciascuno da potersi quasi identificare, è un unione primordiale tra il sentire ed il sentirsi parte di un disegno specifico con emozioni d'analfabeta e intelligenza discreta come esprime mirabilmente nella lirica l'autore. Così mi sono sentita d'interpretarla.
Ho pensato a Jung ma non scorgevo nei versi la sua ambivalenza simbolica... poi a Neumann e alla fase pre- egoica vista però attraverso occhi adulti ma niente come la Grande Madre primordiale mi sembrava calzare negli splendidi versi del nostro, madre e terra, eternitàdella potenzacreativa, generatrice di vita, mediatrice tra l'umano e il divino e prima espressione trinitaria di antiche religioni... E se fosse una donna amata? Qualunque sia l'interpretazione ciò che conta è l'amore che traspare dai versi, quell'immersione nella luce e nella vita, quel sentire profondo, quel percepire di esserne parte con"Con emozioni d'analfabeta, Un intelligenza assai discreta".








