MALAFEMMINA (o il mito della colpa)
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
Commenti (12)
Ha ragione l'autrice quando afferma che il mito dell'inferiorità della donna è ancora radicato nelle'era moderna. Forse deriva da una religione che predilige la mascolinità. Ma tutto ciò è dovuto al peccato originale, perlomeno nella sua interpretazione che confina la donna nel limbo della colpa perpetua. In realtà molti popoli europei preistorici vivevano in una religiosità di tipo matriarcale dove si celebrava la madre terra e si viveva in sintonia con essa.
"le mani sul mio corpo candido oltre il fango che mi sputi addosso" che altro dire? siamo ancora lontani, lontanissimi...
Un urlo, un grido di dolore. Due universi che parlano lingue differenti, incomprensibili tra loro. Lirica che assume il carattere di uno sfogo e si riappropria di quella dignità calpestata troppo spesso da chi non ascolta, non vuole ascoltare. Sempre attuale nel tema e nella sua drammatica realtà. Piaciuta molto.
Addolora legger ancora di tali nefandezze. Alto il lamento, che arrivi lontano e potente. Ben fà l'autrice a diffondere tal malessere in quanto ancora alberga nelle cattive maniere delle abitudini maschili. Civiltà e rispetto... non occorre altro.
volere solo poche cose semplici ...rose e baci... la donna non pretende molto... versi dolcissimi
Non mi sento di aggiungere molto a ciò che in versi è già così perfetto... E al banco dei prezzi "inevitabili" io pago il conto. Quanto siamo lontani ancora dal pensare che ciò non avvenga più, quel conto sale è diventa fardello. Eppure... Ed io che voglio i tuoi occhi e le rose... ... Basterebbe così poco.
È inutile nascondere una realtà ancora fin troppo ben radicata, benché qualche passo in avanti si è fatto... ma fin troppo altro ancora si deve fare, non da ultimo la tutela delle donne/madri lavoratrici e di chi, ancora oggi, rinuncia o perde il posto di lavoro per il semplice fatto di aspettare un bambino.
bella ed intensa lirica una denuncia forte che faccio anche mia, versi intensi e forti, purtroppo nel leggenre la nota della brava autrice, ci si rende conto che nulla é cambiato e che il grido di dolore é ancora forte...
Versi duri e legittimi un grido dall'anima che denuncia un malessere ancora molto radicato nella nostra società,bellissima e condivisa.
Grido di dolore e denuncia, purtroppo sempre più attuale in una società che mena vanti dappertutto ma alla fine non prende in debita considerazioni i pericoli che la donna corre quando non ha tutela, malgrado denunce e sofferenze subite nel quotidiano. Ancora una volta è la donna a pagare il conto, l'essere più indifeso il cui grido di dolore spesso rimane pericolosamente inascoltato. Eppure in un mondo dove i valori stanno tutti scomparendo a favore di ingordigia, prepotenza e violenza, forse solo la donna è capace i rigenerare la nostra società a partire dalle radici, conferendo nuova e rigenerante linfa. Ascoltiamo l'accorato grido di dolore di questa grande Autrice che denuncia con grande lirismo quello che non vorremmo avvenisse mai!
E' una poesia che schiaffeggia!!! Notevole davvero, e che gli schiaffi metaforici giungano a destinazione nei cuori sordi e ottusi e violenti di chi spesso usa schiaffi reali a infangare, oltraggiare, ripudiare la loro origine verso cui dovrebbe mostrare riconoscenza e devozione. "Ed io che voglio i tuoi occhi e le rose", strazio di agnello sacrificale e occhi mansueti e tristi da trasformare in sguardo felino per difesa, no, se c'è ancora bisogno di difenderci non c'è parità!
Versi molto duri in netto contrasto con la splendida chiusa che così stigmatizza il pensiero espresso. Molto bella, complimenti!










