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Donne 7 marzo 2014 · lettura 1 min · 2479 letture

MALAFEMMINA (o il mito della colpa)

nemesiel 226 poesie pubblicate
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Non sono Cenerentola e voglio anche le rose. Di cancro e fame di guerra e strada muoio ma tu e tu solo sbrani ed ingoi l’anima, la carne, il mio respiro nel buco nero del tuo possesso del tuo cieco terrore nell’ignoranza pantano che ti fa carnefice. Mi compri, mi vendi mi calpesti e frusti depredi, violenti, deturpi in nome di legittimi diritti . E al banco dei prezzi "inevitabili" io pago il conto. Nè terra o ceto fanno la differenza nè razza né cultura rughe sul volto o giovane vigore. Il predatore non ha mai colore. Femmina femmina delle tue brame e uguali mai mi dicono le mani sul mio corpo candido oltre il fango che mi sputi addosso. Ed io che voglio i tuoi occhi e le rose...
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Scritta nel 2006, tragicamente attuale sempre. 8 marzo Giornata Internazionale della Donna... perché ci si ostina a chiamarla Festa della donna? La differenza non è formale, è sostanziale. Il mito della "colpa" e dell'inferiorità della donna ha ancora forti radici ed è trasversale in tutte le società anche se in forme o apparenze diverse.

L'autore
nemesiel

Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne

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Commenti (12)

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Ha ragione l'autrice quando afferma che il mito dell'inferiorità della donna è ancora radicato nelle'era moderna. Forse deriva da una religione che predilige la mascolinità. Ma tutto ciò è dovuto al peccato originale, perlomeno nella sua interpretazione che confina la donna nel limbo della colpa perpetua. In realtà molti popoli europei preistorici vivevano in una religiosità di tipo matriarcale dove si celebrava la madre terra e si viveva in sintonia con essa.

Fiammetta Campione7 marzo 2014

"le mani sul mio corpo candido oltre il fango che mi sputi addosso" che altro dire? siamo ancora lontani, lontanissimi...

s
santo aiello7 marzo 2014

Un urlo, un grido di dolore. Due universi che parlano lingue differenti, incomprensibili tra loro. Lirica che assume il carattere di uno sfogo e si riappropria di quella dignità calpestata troppo spesso da chi non ascolta, non vuole ascoltare. Sempre attuale nel tema e nella sua drammatica realtà. Piaciuta molto.

M
Massimo Curzi7 marzo 2014

Addolora legger ancora di tali nefandezze. Alto il lamento, che arrivi lontano e potente. Ben fà l'autrice a diffondere tal malessere in quanto ancora alberga nelle cattive maniere delle abitudini maschili. Civiltà e rispetto... non occorre altro.

Rosita Bottigliero7 marzo 2014

volere solo poche cose semplici ...rose e baci... la donna non pretende molto... versi dolcissimi

Catia Dinoni7 marzo 2014

Non mi sento di aggiungere molto a ciò che in versi è già così perfetto... E al banco dei prezzi "inevitabili" io pago il conto. Quanto siamo lontani ancora dal pensare che ciò non avvenga più, quel conto sale è diventa fardello. Eppure... Ed io che voglio i tuoi occhi e le rose... ... Basterebbe così poco.

È inutile nascondere una realtà ancora fin troppo ben radicata, benché qualche passo in avanti si è fatto... ma fin troppo altro ancora si deve fare, non da ultimo la tutela delle donne/madri lavoratrici e di chi, ancora oggi, rinuncia o perde il posto di lavoro per il semplice fatto di aspettare un bambino.

carla composto7 marzo 2014

bella ed intensa lirica una denuncia forte che faccio anche mia, versi intensi e forti, purtroppo nel leggenre la nota della brava autrice, ci si rende conto che nulla é cambiato e che il grido di dolore é ancora forte...

Ventola raffaele7 marzo 2014

Versi duri e legittimi un grido dall'anima che denuncia un malessere ancora molto radicato nella nostra società,bellissima e condivisa.

Salvatore Masullo7 marzo 2014

Grido di dolore e denuncia, purtroppo sempre più attuale in una società che mena vanti dappertutto ma alla fine non prende in debita considerazioni i pericoli che la donna corre quando non ha tutela, malgrado denunce e sofferenze subite nel quotidiano. Ancora una volta è la donna a pagare il conto, l'essere più indifeso il cui grido di dolore spesso rimane pericolosamente inascoltato. Eppure in un mondo dove i valori stanno tutti scomparendo a favore di ingordigia, prepotenza e violenza, forse solo la donna è capace i rigenerare la nostra società a partire dalle radici, conferendo nuova e rigenerante linfa. Ascoltiamo l'accorato grido di dolore di questa grande Autrice che denuncia con grande lirismo quello che non vorremmo avvenisse mai!

Carla Colombo8 marzo 2014

E' una poesia che schiaffeggia!!! Notevole davvero, e che gli schiaffi metaforici giungano a destinazione nei cuori sordi e ottusi e violenti di chi spesso usa schiaffi reali a infangare, oltraggiare, ripudiare la loro origine verso cui dovrebbe mostrare riconoscenza e devozione. "Ed io che voglio i tuoi occhi e le rose", strazio di agnello sacrificale e occhi mansueti e tristi da trasformare in sguardo felino per difesa, no, se c'è ancora bisogno di difenderci non c'è parità!

Duilio Martino8 marzo 2014

Versi molto duri in netto contrasto con la splendida chiusa che così stigmatizza il pensiero espresso. Molto bella, complimenti!