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Riflessioni 8 marzo 2014 · lettura 1 min · 3394 letture

Chi ama col fiore in bocca

Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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Anche gli occhi hanno un sapore Persino quando rapinano l'arbitrio È libero? Solo il cielo ormai lo sa. Nella vita che squarcia il passato Il futuro ti lascia accecato. Eppure c'è chi racconta Chi spesso se la racconta Chi ama col fiore in bocca Chi odia e in sé si arrocca. Tremano l'8 marzo le mimose Tremano visi e mani nervose La sabbia dalle dune s'alza E il deserto di buio annega, Mentre frana il cielo nella stanza, Un uomo al megafono saccheggia sorrisi E tutto il mondo presto s'allaga.
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L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (7)

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nemesiel8 marzo 2014

Quanti input arrivano da questi versi... come uno sguardo che vaga sul quotidiano e sul momento storico per poi innescarsi sul passato e su un futuro che non si intarvede, uno sguardo che si sposta senza seguire un ordine preciso... un kaos di inquietudine dove non v'è l'appiglio di alcuna certezza...

Duilio Martino8 marzo 2014

Un narrare molto incisivo. Versi ben scritti e che sanno ottimamente evidenziare il messaggio da trasmettere al lettore. E in fatto di messaggi, la dice lunga quell'uomo al megafono... Bellissima, grande stile e grande personalità. !

carla composto8 marzo 2014

versi di denuncia belli incisivi... bravo l'autore el regalarci una così bella opera... il mio elogio

Catia Dinoni8 marzo 2014

Stridono questi versi... Abbiamo ancora il libero arbitrio? Passa il tempo la domanda rimane. Un impattante visione del componimento nell'ultima strofa... Trema lo sguardo nel leggerla, ed è quasi percepibile il cielo che frana nella stanza. Mentre stride ancora la voce... echeggia al megafono saccheggiando sorrisi, regalando incertezze... Alimentando nuovi dubbi.

Carla Colombo9 marzo 2014

Il fulcro di questa bellissima poesia a mia interpretazione è nel titolo pirandelliano, un amare avvelenato dal cancro dell'incomunicabilità e impossibilità di amare/vivere pienamente e serenamente, con la fine presente fin dall'inizio, simbolizzata da quel fiore che ricordo, sui banchi di scuola, stupì perché non si trattava di un fiore bensì di un tumore, quindi la sensazione bellissima di spensieratezza iniziale viene trucidata dalla amara consapevolezza seguente. Gli ultimi versi, capolavoro!

Giovanni Chianese9 marzo 2014

La bellezza della vita non sta nel ricercare la verità, ma dichiarare la verità, spesso celata volutamente, è nascosta soprattutto fra mura domestiche. Inutile forma è il parlare col fiore in bocca nella funzione di commiato, quando la disgrazia è già una tragedia annunciata, non salva nessuna faccia, sembra il becchino che piange sulla botte che travasa, è tutta messinscena, polvere al vento, mentre il senso forviante sembra che annega il deserto del buio. Intanto si continua giorno dopo giorno a ferire i più deboli. Lirica molta apprezzata per l'alto contenuto sociale dilagante in occasione di una festa che ormai sembra essere più un divertimento che una vera risposta al disfattismo imperante sulla donna.

Fiammetta Campione9 marzo 2014

esiste poi davvero il libero arbitrio? domanda che mi sono fatta tante e tante volte... di sicuro esiste la ragione, che dovrebbe aiutarci a prendere in mano le nostre vite, a rispettare le vite degli altri... Sono riflessioni profonde in versi di grande efficacia e una chiusa che colpisce nel segno.