TRAVEL, tra Gilgamesh e Joyce
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
Commenti (13)
di un viaggio è bella la meta, certo, il luogo nel quale vogliamo arrrivare, ma un viaggio è... viaggiare, un passo dopo l'altro, ed allora vogliamo tenere lo sguardo puntato solo sulla meta senza guardarci intorno mentre la raggiungiamo? Senza soffermarci sugli odori e colori ed incontri? toglieremmo al nostro cammino la metà della bellezza e della scoperta e forse anche più. bellissima metafora per una bellissima poesia che si beve più che leggere, si vive più che declamarla
trovo molto bella questa llirica vero che viaggiando si sceglie un posto nel quale andare, che si vuol visitare... ma ciò che più conta alla fine é ciò che abbiamo imparato, il relazionarsi con persone mai viste, ed apprendere da loro e magari regalare una parte di noi, un sorriso un abbraccio una stretta di mano. Imprimere dei nostri occhi la bellezza di una natura nuova sole mare montagne ecc... ma la cosa più importante, come la nostra valente autrice scrive nella nota, é quella di arricchire la nostra anima... il mio sentito plauso
Il viaggio, che tema affascinante, affrontato in maniera stupenda dalla nostra nemesiel che già con le sue parole fa viaggiare la mente! Il fulcro della poesia personalmente lo trovo in "di questo andare che non sia vagare al centro impervio dell’umano sentire" Ecco, un viaggio consapevole, meravigliandosi delle piccole mete che non sono mai traguardi, tanto c'è sempre da raggiungere, da imparare. Ogni viaggio lascia dentro conoscenze, sensazioni, scambi, profumi, ricordi, ogni viaggio arricchisce e il viaggio più misterioso e senza fine, che puo' regalare sorprese inaspettate è quello dentro noi stessi!
Incantevole poter intraprendere un percorso fuori e dentro questi bei versi, programmare una meta quella ambita per poi giungere all'arrivo, certo affascinante vagare, ma io personalmente mi soffermerei molto su quel che "è il mentre" perché proprio in quel frangente di tempo l'anima pellegrina raccoglie il senso del viaggiare, lungo un cammino qualunque esso sia, nel mentre assaporiamo tutto un mondo fatto di sapori, profumi, sensazioni sulla pelle che lentamente si aggiungono al bagaglio personale... lasciamo scorrere il tempo poiché con lui non abbiamo nessun potere, ma riserviamoci quello spazio che ci contiene per voler sempre scoprire cosa c'è oltre limitati confini... il viaggio è una costante evoluzione del nostro umano sentire.
Certamente chi possiede una volontà di di scoprire se stesso attraverso il peregrinare in lande più o keno desolate, non può che apprezzare tutto il crogiolo di culture, i famosi "usi e costumi" dei popoli a cui andiamo incontro. Ed è perciò un viaggio che si sviluppa esternamente e internamente. Se persiste la voglia di "contaminarsi" con i mondi altrui se ne trae una ricchezza inestimabile. "Io viaggiatore e viaggio infinito forse per non finire..." versi che fanno riflettere in quanto il viaggio aiuta la vita a scorrere sempre fresca e limpida come acqua dalla fonte. L'uomo senza la possibilità di essere nomade, muore un po ogni giorno, diventando come uno stagnomdi acqua stantia.
Un’esperienza intima e coinvolgente, un viaggio “diverso” quello descritto, verso mondi interiori e culture diverse... Il vero viaggio come afferma l’autrice è il “mentre” non la meta. E’ quello affascinante e misterioso all'interno di noi stessi e dell’altrui “anima”. Si ritorna sicuramente un po’ più ricchi di conoscenza e saggezza. Bella, apprezzata e condivisa la nota.
Di un viaggio (di ogni viaggio) la parte migliore è il viaggio. E dell'esistenza è uguale. Essa è il viaggio più viaggio degli altri (viaggi). A volte si percorre incolpevolmente sbagliando, su strade che poi, non portano dove si deve o si vuole. A volte invece va da solo il viaggio, nella direzione del cuore. Ed anche scrivere versi come questi dell'autrice è viaggio, nella direzione giusta. Quando avviene attraverso pensieri che s'intrecciano a formar poesie, scritti con forte coscienza di se e che si relazionano agli altri (anche se ciò non è calcolato) si arriva verso il punto più alto. Ed allora diventa sostanza quel "mentre". Molto, molto bella.
E' il viaggio e non la meta, che conducono a misteri da scoprire, a meraviglie da guardare a sogni da rincorrere, a fantasie da vivere.
Viaggiare senza una meta e sete di conoscenza. Un fantastico sogno il desiderio di tutti è il viaggio all’infinito. Molti esploratori hanno circumnavigato la terra in largo e in lungo percorrendo mari, fiumi, monti, per raggiungere mete inesplorate. Erano perennemnete infatuati dal viaggiare, che in loro si alimentava forte il desiderio di varcare i confini dell'aldilà, oltre gli orizzonti del visibile. Un fascino irresistibile andare alla scoperta di nuove terre, un viaggiare senza destinazione che metteva in moto la passione condivisa con altri, infischiandosi di qualsiasivoglia percorso impervio. Era forte desiderio, stare uniti nel vortice dell'avventura, per vivere sensazioni e emozioni mai provate prima. Bellissima lirica plauso.
E' così: il viaggio dentro il proprio sentire è il sicuramente il più affascinante viaggio possibile e più ci si immerge nelle profondità del proprio animo, più ci si spinge con tenacia ed accanimento all'interno, più si scoprono stupefacenti Universi d'immagini e di pensieri che, spesso, ottundono e stordiscono la propria mente e che, talora, si ha la fortuna di fermare, per un istante, per una parte e nella nostra umana limitatezza, su miseri bianchi fogli sgualciti.
Il viaggio... metafora bellissima di sentimenti ...e fantasie molto apprezzata in ogni suo verso
La prima strofa mi piace particolarmente - per quel dubbio che mi rimane, o meglio per quel doppio senso di lettura: stelle come pianeti o come fato? Mi piace anche l'uso sintattico e l'utilizzo delle parole a livello di significato - come per esempio la parola tana (e solo su questo significante ci sarebbe molto da commentare) - e resto "al centro impervio dell'umano sentire".
Un tema da sempre presente nell'immaginario collettivo occidentale. Il viaggio in prospettiva diacronica. Un viaggio, quello immaginato dall'Autrice che si svolge (come per Joyce) in uno spazio dilatato, simbolo dell'esistenza stessa, un pellegrinaggio, se vogliamo, non più alla ricerca della salvezza (come per Dante) o dell'immortalità (per Ghilgames) bensì nella profondità della coscienza e della conoscenza. L'importanza della vita sta nel cammino e non nella meta in quanto la meta " è possibile ma non è traguardo". L'importanza risiede nelle cose che ci arricchiscono spiritualmente. Interpretazione interessante che condivido pienamente.













