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Dialettali 7 aprile 2014 · lettura 2 min · 1764 letture

Lu puzzu

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filiberto 205 poesie pubblicate
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A pacinu, aventro a ‘n puzzu de carge sfocata, l’anema mea rebbolle e ‘ntornu ‘ntornu li diauli a fa’ lu sardarellu. L’acqua che cala no, non me refresca e non smorza la sete e lu calore, e me tortura. Alle trosce, mancu colasse jo dall’Elicona, s’abbeoranu lupi e passaricchi. Quaissu peccatu io sarria fattu? Preché un aru Tantalu a soffrìne na sete che non vederrà mai fine? Pe’ labbera spaccate e lengua secca e sope ‘n core amaru mancu la manna li po’ dà reparu. IL POZZO A bacìo, dentro un pozzo di calce sfuocata, l’anima mia ribolle e intorno intorno ballano i demoni il fandango. L’acqua che scende no, non mi rinfresca e non spegne la sete e il calore, e mi tortura. Alle pozzanghere, neanche scendesse giù dall’Elicona, si dissetano lupi e passerotti. Quale peccato io avrei commesso? Perché novello Tantalo a soffrire una sete che non avrà mai fine. Per labbra screpolate e lingua asciutta e sopra un cuore sofferente neanche la manna può portare sollievo.
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Vernacolo pietrafortino del gruppo dialettale umbro- reatino.

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L'autore
filiberto

Sono nato nel 1949 in un piccolo borgo in provincia di Rieti e, dopo varie peregrinazioni in tutta Italia, ora risiedo in Molise. Mi piace leggere di tutto e scrivere sia in versi liberi e sciolti, sia in rima, ma in questo secondo caso non mi sento eccessivamente vincolato dalle regole della metrica che interpreto,

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