Schiavo

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
Commenti (12)
schiavi di una società che ci propina paradisi artificiali, che poi si rivelano prigioni senza vie d'uscita... versi incisivi ed apprezzati... sempre bravo il poeta
troppo grigio ci circonda. Veli e balzelli pesanti ci appiattiscono al suolo e ci rendono veramente tutti schiavi. Testo molto vero e soprattutto molto sagace. Bravo... come sempre
Descrizione poetizzata di come si vive oggi: inconsapevolmente, seguendo la via che altri scelgono per noi, uniformandoci alla tendenza dalla maggioranza. Ma credo che le cose stiano cambiando, c’è sempre più consapevolezza nel gestire la realtà, scegliendo la via migliore per noi stessi, anche se il cammino non è certo privo di ostacoli.
Una libertà circuita da mostri e verità televisive propinate per assolute, alle quali piegare la maggioranza riducendola in automi privi di volontà di decisione e discernimento, una catena di montaggio che falsifica perfettamente la vita, una vita non vita, quasi un Thruman Show, con quei sorrisi plastici stampati addosso perennemente freschi di sbiancamento dentale per nascondere il grigio sottovuoto che fagocita chi non si oppone vuoi per ignoranza vuoi per mancanza d'ideali
Sfido chiunque a sostenere il contrario! Noi crediamo nel libero arbitrio... ma siamo poi così "inseriti" in questo malefico ingranaggio che non ci accorgiamo più di quanto dipendenti siamo diventati del nulla quotidianamente propostoci. E quando pure ce ne accorgiamo... quante volte non troviamo la forza di reagire a questa ruota che tritura ogni voce fuori dal coro. Mi torna alla mente il vecchio videoclip della canzone "The Wall" dei Pink Floid...
Siamo schiavi di abitudini consolidate che ci fanno diventare ogni giorno di più apatici e insofferenti. È tutto precotto, precostituito, addirittura masticato per noi. La dannata scatoletta poi ci propina programmi insulsi: il saltimbanco di turno, le veline, grande fratello, isola dei famosi e chi più ne ha più ne metta nel calderone. Ci si crede liberi ma si è schiavi di un sistema che uccide l'anima. Se non vogliamo soccombere, la prima cosa da fare è spegnere la TV, disintossicarci perché è diventata una droga spirituale (ancora peggio di quella fisica) e poi gradualmente allontanare altre abitudini nocive, liberare il cervello per farlo ragionare di nuovo.
Ecco a noi il paradiso del quotidiano... quello che ingurgitiamo nostro malgrado e che nemmeno il brioschi ci permette più di digerire, eppur sembra ed è questo l'assurdo che più si alzi l'indignazione verso i contenuti che abilmente ci confeziona la società moderna con questi nuovi mostri più non riusciamo a liberarcene, sembra davvero un ciclo continuo di un palinsesto creato ad hoc per sopprimerci il cervello... Bisogna resettare l'intero sistema per rianimarci dallo scempio gratuito che dilaga, e forse allora saremo liberi da ogni condizionamento. Ottima e socialmente utile.
schiavi del remoto presente e futuro essere. la vita è vivere in base al fare degli altri. versi profondi e veritieri
Ironicamente amara descrizione di ciò che stiamo diventando... mi auguro davvero che ci sia un sano risveglio da questo coma mediatico in cui siamo caduti... Crediamo di scegliere e siamo solo manovrati... da homo sapiens a codice a barre... giustappunto
Ancora una volta l'autore ci mette davanti il suo sdegno per il comportamento della società dei nostri giorni che ci induce a comportamenti ripetitivi privi di ragionamento, lo fà con il suo efficace stile che persuade e accompagna alla riflessione.
Sinossi della società moderna e del suo fedele specchio mediatico che restituisce un'immagine che contrasta con la grandezza della storia del popolo italiano il quale fa un enorme fatica a riconoscersi in essa fagocitando quotidianamente sciocchezze varie e poderose vacuità; perfetta dal punto di vista esplicativo l'immagine che accompagna la composizione.
Cosa dire di questa poesia?... Bellissima esposizione di una realtà che vive un fallimento in evoluzione. Quella parte di cambiamento che ci ha portato ad essere infilati in codici a barre... come articoli di magazzino da tirare fuori se c'è domanda. Quanti prodotti poi "deprezzati", fuori mercato... Obsoleti... in una società che ha imposto le sue regole di mercato, che ti fa sentire INUTILE, fuori. Ma è anche vero che questo sistema autodistruttivo sta a poco a poco prendendo consapevolezza alle radici. Le radici si ribellano, la terra si ribella, gli uomini si ribellano, i cervelli, i cuori, basta codici a barre, bisogna sconvolgere questo sistema impazzito, questo finto paradiso.











