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Spirituali 15 aprile 2014 · lettura 2 min · 1752 letture

Buio Geometrico

Azar Rudif 263 poesie pubblicate
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Si perdeva ogni pensiero d’osservar tali lontananze nel notturno volo sidereo d’inumane ignorate distanze. E immerso nel buio degl’occhi m’immaginavo un nero cielo senza stelle e senza luci immerso com’ero nel mio buio e nel buio del Tuo creato. Così venni a domandar quale il motivo di tale grandezza che Ti portò a far così grande e così numerose le Tue opere? E in quel duplice buio una sol cosa potei rispondermi un sol motivo potei trovare: la tua sconfinata solitudine! E tutto esplose dalle tue mani fino all’infinito. Ma riaprii gli occhi alle distanze immani che le tue stelle ponevano nel finito di ciò che sembra infinito. E così rimasi finchè il primo schiarir della stella nostra vicina agli occhi mi pose le acque del lago con gl’incerti riflessi di triangolari monti che incontro mi venivano, contro altre e diverse angolazioni delle scie delle anatre ad incrociar i monti. Intanto il guizzar di pesci creava cerchi in cerchi. E tutto questo figurar del moto sulla tavola incerta d’innumerevoli onde che tutto increspavano e luccicavano. Eran come le stelle numerose ma finivano in un esiguo laghetto incalcolabili sì, ma pur sempre non infinite e tutte lì. Da quel buio a quel moto geometrico un altro riflesso mi giunse che di misurar fù cosa impossibile tanto addentro alla creazione Tu andasti che ora non è possibil più trovar la fine e lo stesso inizio di tanta opera. Ma l’infinito lo ponesti non fuori verso le stelle ma interno verso le cose più piccole. Alla Tua creatura di sapere concedesti chiedendo in cambio compagnia. Invece ne hai avuto vigliacco tradimento.
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Dio e la Sua geometria per creare il mondo! ... Strani pensieri in una notte sul lago di Barrea (in foto)

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Azar Rudif
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Commenti (2)

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Duilio Martino18 aprile 2014

Il Poeta si interroga sul perché Dio si sia così tanto, e bene, adoperato per creare... singolare ed interessanti le risposte che suggerisce il Poeta, ...l'uomo. Molto bella!

lucio lucentini29 aprile 2014

“Che le distanze ponevano nel finito Ciò che è infinito...” un monologo poetico affascinante, attento silenzioso, che mi pone partecipe della percezione d’essere, di ciò che non capisco ma umilmente osservo. Senza riserve ci addentriamo a fare, a trovare una strada anche se non né esiste ancora tracciato. E’ un piacere leggerti. Sincero grazie.