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Riflessioni 19 aprile 2014 · lettura 1 min · 2166 letture

Rimozione

Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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Sommerso ad incendiar rovine È deterso l'eterno confine. Il Frangipane non sboccia senza vento Secerne pollini d'incomunicabilità Una ricetta dell'assolo, La cui dolcezza è amara sazietà. Lista di proscioglimento Per ammantare il prossimo Non s'ama controvento Due poli uguali si scordano il canto. Palpebre ridotte a stracci Promulgano la pena Senza luna piena s'ulula Qualcosa di incomprensibile, Aumentano gli strappi al cappio. In realtà si paventano amarezze A deliziare papille Oggi la tigre né scappa né attacca E Dioniso è stanco di incendiare. In ogni caso le stringhe All'accesso del furore Recitano sorrisi Fuori, lacrime per un pianto Hanno bruciato la segatura. Dio senza respiro Rimescola i comandamenti Nella rimozione dell'opus.
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L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (4)

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Riccardo Ruschetti19 aprile 2014

L'incomunicabilità tra uomo e uomo... un solco reso ancor più profondo dall'incapacità di rendere palese ogni amena profondità umana. Come binari che corrono vicini, ma perennemente paralleli e che mai avranno modo di incrociare la propria anima d'acciaio. Una visione nuda e cruda che lascia poco spazio alla speranza di un'umanità capace di ritrovare quel bandolo della matassa che lo riavvicinerebbe all'essenza di Dio.

Catia Dinoni19 aprile 2014

Interessante poesia dalle molteplici interpretazioni, partendo già dal titolo "Rimozione" ma cosa rimuovere? Una realtà che appare glabra di comunicazione? Par quasi impossibile a volte riuscire a sfondare dei muri che si innalzano volutamente, trasformando un dire in una sorta di prigioniero dentro quelle stesse mura, tant'è vero che non si riesce più a far udire la propria voce talmente si è resa "ricetta dell'assolo" davvero amara consolazione direi, rimuovere impalcature ben costruite diventerebbe anche arduo, poiché servono a sorreggere la facciata esterna, ma dentro, quelle crepe potrebbero scricchiolare nella solitudine, il grosso del lavoro sarebbe da riprendere dal principio in cui tutto fu scritto, riscoprendo quel po d'umiltà

Rosita Bottigliero19 aprile 2014

l ' incomunicabilità ... un pensiero che si perde in una parola. intensa e profonda. ...

Elle19 aprile 2014

Versi che mi conducono verso una parola: Cacofonia (Impressione spiacevole all’orecchio dal ripetersi di certi suoni, spec. dalla ripetizione di sillabe uguali. In musica, suono sgradevole di voci o di strumenti non accordati insieme). Ecco mi trasmettono quella condizione in cui vi è quel disarmonico stare in un sistema, circuito, comunità... di qualcosa che produce incomunicabilità "voluta". Una disconnessione con la realtà... e in quell'immaginario persino Dio deve rivedere alcune cose... Fantastico, mi hanno trascinata in meandri davvero affascinanti in cui roteano apocalittiche percezioni (ma non mi pronuncio più di tanto...)