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Dialettali 1 maggio 2014 · lettura 2 min · 943 letture

U iard’nér’

M
Mario Bruno Ciancia 9 poesie pubblicate
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Sì com’ na f’rmicu’... Chi mov’mènd’ andìch’ e lent’ d’ ss’ vrazz’ mei’ stanch’ da matìna prèst’, accrucchèt’ sup’ u sc’chìn’, affìgn’ a séra tard’ sventr’s’ a tèrr’ ch’ ssa zapp’ ca tant’ ca ié lucent’, par’ d’argent. Po', ch’ na pacienza grann’ pr’par’s’ i marrèll’ ch’ chiandè tand’ cos’ bèll’. Ma ch’ ièt’, a terr’ o tu? Tu zapp’s’ e u sou’ s’ d’vert’t’ ndu cée, mo t’ fàit’ luc’ sup’ i cos’ c_a chiandèt’ ma spr'ièm' ca nun s’ammùcc’t’ e t’ fài’t’ u scur’ sup’ i cos’ c_a cògghi’. -Traduzione dell'autore- Il giardiniere ...sei come una formica... Con i movimenti antichi e lenti delle tue braccia mai stanche dal mattino presto, incurvato sulla schiena, fino a tarda sera sventri la terra con la tua zappa che tanto è lucente, sembra d’argento. Poi, con gran pazienza, prepari i lotti di terreno per piantare tante cose belle. Ma chi è, la terra o tu? Tu zappi ed il sole si diverte in cielo, ora ti fa luce sulle cose che hai piantato ma speriamo che non si nasconda e ti faccia il buio sulle cose da raccogliere.
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Mio padre zappava la terra per piantare, come ogni anno, ortaggi. Quando zappava c'era il sole, che sembrava divertirsi nel cielo, ma doveva pregare e sperare che non si facesse buio sulle cose da raccogliere.

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L'autore
Mario Bruno Ciancia

"Il poeta Mario Bruno Ciancia, versi genuini e una sensibilità atemporale" Image Mario Bruno Ciancia (o Mario Bruno Junior) - Autore della diaspora tursitana di liriche vernacolari e in lingua. È nato il 6 marzo 1949 a Tursi (Matera), dove ha frequentato le scuole di base, prima di emigrare giovanisimo in Svizzera,

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Commenti (4)

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Alberto De Matteis1 maggio 2014

Era molto dura la vita dei campi... dalla mattina con lo spuntar del sole fino al suo tramonto... e poi la speranza d'un buon raccolto. Lirica molto sentita.

carla composto2 maggio 2014

una vita dura ma piena di speranza ogni cosa era fatta con tanto amore bella complimenti al bravo autore

Salvatore Masullo2 maggio 2014

Lirica molto accorata e rappresentativa del duro lavoro della terra e delle speranze legate a tanto sacrificio, a tanta dedizione. Sembra quasi di vedere il contadino ricurvo sulla sua unica ricchezza, la terra, da cui dipende la sua esistenza e quella dei suoi cari. Bellissima, infine, la chiusa finale, una quartina che si snoda su un delizioso gioco di parole dove protagonista è il sole, la sua luce, il suo calore...

Antonio Biancolillo24 maggio 2014

Una bella dedica... un omaggio in dialettale che rende più incisivo il pensiero dell'Autore... Eh sì...quel duro lavoro della terra... che tanti uomini ha forgiato nel sacrificio... nella speranza di un tempo clemente... nelle attese fatte di preghiere ...per poter raccogliere i frutti di una semina... sopportando la dura fatica sul proprio corpo... Molto apprezzata...