Arabeschi
Nel vivido azzurro
d'un mattino di maggio,
lì dove ieri il sole luceva,
sospinto da canuto vegliardo
va un bianco gregge, scomposto.
Sulla volta celeste,
a caso intrecciate
da invisibile mano,
pennellate di soffice bianco
arabeschi van disegnando,
e alte torri
e spumeggianti castelli,
ove rifugio cerca
una leggiadra fanciulla
dai lunghi capelli
disciolti nel vento.
Dal nulla, d'un tratto,
irrompono mostri accigliati,
giganti di nero vestiti
che cingon d'assedio
l'etereo maniero.
Ma a briglie sciolte
e criniere al vento
giungon lesti
mille cavalli bianchi
e i lor prodi cavalieri
si batton leali
per l'amata libertà.
Cercano scampo,
ma invano,
i perfidi bruti
or che i fulgidi raggi
ne han dissolto
i foschi mantelli.
©
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