Inettitudine
PAN
tu che sprigioni la tua maestosa potenza
facendo tremare la terra che pesto,
tu che carpisci il bagliore del fulmine
per lasciarmi sconsolato ad udirne solo il rombo,
oh tu che minacciosa incombi e che minacciosa erompi:
affoga questo spirito corrotto nelle tue torpide acque!
Il pensiero divien a poco a poco muto,
lo sguardo si offusca, il passo tentenna.
Mentre percepisco il distacco di un mondo che diviene disarmonico
alla percezione dei miei sensi,
la frenesia galoppa nel mio cuore,
la ragione si aggrappa disperata con le unghie
ai massi che franano nel turbinio dell’abisso.
Non c’è che un modo per non soccombere:
abbandonarsi a questa forza atavica.
Far si che il panico uccida l’uomo pauroso,
l’uomo brutto, l’uomo d’armento
ed attendere che risorga da limpide acque
un nuovo spirito vitale,
povero di pregiudizi e più consapevole di sé.
©
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