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Sociale 3 luglio 2014 · lettura 1 min · 1099 letture

Branchi

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Gabriella Cocciglia 43 poesie pubblicate
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Unioni sordide per convenire, rapporti eloquentemente vuoti di ogni senso, tutto donato alla "sopravvivenza". Vago stordita tra squallidi branchi, e tra quegli odori cangianti al "divenire", mi sento nettata degli altrui miasmi. Nessuno può riconoscere il mio odore, troppo lieve, per loro, insignificante olezzo. Sola sarò sempre ove il fetor sia il "Sommo Segno"
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Descrizione essenziale di un luogo di lavoro, in cui la sincerità e l'etica non pagano, ma ghettizzano.

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Gabriella Cocciglia
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Commenti (1)

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A
Antonio Terracciano3 luglio 2014

Anche se non ha usato una forma molto poetica, direi che la scrittrice ha messo il dito nella piaga di tanti rapporti di lavoro italiani. E' proprio così, come essa specifica in nota: la sincerità e l'etica non pagano, ma spesso addirittura ghettizzano. Si creano combriccole di incapaci che difendono meglio, così, i propri interessi, continuando una politica tipica delle scuole (dove ho insegnato per 36 anni), in cui ad essere seguiti ed incoraggiati sono gli alunni più deboli e problematici, e ad essere trascurati sono spesso quelli dotati di un quoziente intellettivo superiore. Dalle scuole ai luoghi di lavoro, soprattutto pubblici, la prassi si estende e si ripete: è così che la nostra povera Italia perde sempre più competitività!