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Ribellione 3 luglio 2014 · lettura 2 min · 1537 letture

Il Drago scodinzola sull'anima

Azar Rudif 263 poesie pubblicate
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Sono verde come questa valle ove l'antichi, silenti e fissi, attendevan l'ultima tribu' pria che l'inverno le porte nel gelo chiudesse. Torno a riveder il sogno ed è viva realtà eppur vivo in altro sogno che ora diviene incubo. Quanti anni sono passati quanti secoli e vite troppi a ricordare e quante cose ho visto reali, fantastiche, folli vive! Tutto questo tempo e non in questo tempo si combattono vita e morte or nemiche, or alleate. Eppur s'obliano i popoli da tal orrido mondo bevendo e danzando or cantando d'epiche storie or d'amori tragici e dolci. Non è questo lo reale senso di quel che vive e muore proprio qua, adesso, ora! No, non cognosce morte tal fremito d'urlo che or sorge dalle profonde oscurità di questo spirto sine pax che ancora e sempre ode, sente, tocca ed è tagliato da lame in fiamme e dardi. E' l'infinito esistere che sempre affronta combatte e muore contra se ipse eppur s'inonda di canti questa valle di popoli e di fuochi e danze ove son io verde e sol di lontano la vedo. Sembrano tutti felici ché non odon tal urlo esploder lungo i crinali a tornar di nuova forza e conosce vita e morte unite e nemiche nell'immortalità e nell'eternità ove domina senza rivali l'Esistenza. E dopo tutto questo ancor resto io custode di tal urlo graffiante che l'anima semper ne sanguina a nasconder la verità d’antica tenzone che da lontane ere s'è dimentica la causa che or cognosco: Odio e Amore son motus pro Bene e Male. E finché tutto non sarà uno io, Ego sum.
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Il Drago possiede tutto e non concede la sua conoscenza, ma ogni tanto è possibile sentire la sua coda che lascia ferite sull'anima ed è allora che possiamo rubargli qualcosa. Anche la fantasia che ha generato questi versi ove è solo fantasia. La realtà è sempre diversa dalla fantasia e dal sonno che il terrore della realtà induce.

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Azar Rudif
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Commenti (4)

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Catia Dinoni4 luglio 2014

I draghi della tradizione celtica rappresentano i guardiani delle nostre potenzialità, e di quello che abbiamo “ereditato” da lontano, permettendoci di avere una chiave in più per conoscere noi stessi. Sono lo specchio del nostro Cosmo interiore e rappresentano i “guardiani dei Templi”... Passano le ere, il significato non cambia. Fantasia? Forse solo in parte, ma cercando bene nel senso più profondo di ciò che rappresenta questa figura si scopre un simbolo che rappresenta la fine e l'inizio delle cose che si compenetrano, trasformazione ed evoluzione alla materia bruta dell'individuo, la sua coda sfiorando genera il caos... e la storia continua.

Francesco Rossi5 luglio 2014

Letta con interesse, componimento poetico ricco di similitudini e di felici intuizioni che infondono rinnovata speranza nella vota, fatta anche di sogni e di illusioni. Originale per il contenuto e per l'espressività della forma, semplice ma non priva di musicalità

Ferny Max Curzio6 luglio 2014

Per quanto ne abbia capito è un piccolo delirio, tra l'epico e il metafisico, attraverso echi di verità nascoste nei secoli remoti, ante Christum natum... Il mondo di Merlino, ove la realtà e la fantasia, il mistero e il miracolo collidono e coincidono. Complimenti all'Autore, soprattutto per un linguaggio effervescente e solo parzialmente inventato...

ChristianMatFra12 luglio 2014

Veramente una realtà dell'anima... Profonda, senza parole. Grazie.