Una normale notte di Lorenzo

Il ventricolo si gonfia
incarnando fiori di gelso
in un risveglio sospiroso d'afa
nella notte di Lorenzo
La betoniera batte sulle casse
e scioglie le lingue putride al cemento
impegnate a belare alla riscossa
nella taciturna disgiunzione del Natale
Tra mille luci sui palchi paganti
i ben pastori sono sovrani
ma i nostri volti sudati e stanchi
provengono da mondi lontani
I rospi gracidano nel gracile canneto
gli inquilini son ormai partiti
e 'l grumo d'asino sa di sanguinaccio
lungo il muro della Physical Graffiti
E in questa lunga notte
le meteore vacillano a tornare
nell'arpa delle rotte
che il dio del tuono vuol donare
Abbi misericordia
della casta dei dissipati
nella tua negligenza
nasce la via per la libertà
che passa inevitabilmente
dalla tua dolce sofferenza!
E con i miei capelli d'uva colante
né matura per il vino né stagionata per l'aceto
diventavo anch'io casta dissipante
e tornavo ad adorare quel canneto
Dove solo i bambini vedon le rane
azzurre saltare verso il cielo
nel loto amaranto rosa di rame
rosa di carne, nel mio pensiero
Gialla velatura d'una pagina sbiadita
che lasciava il segno
della morte
un taglio netto sulla fresca ferita
Dopotutto oltre il morbo del sogno
non è poi così crudele morire
nella notte cremisi di stelle!
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Commenti (1)
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Anna6215 agosto 2014
Devo dire che lodevole è lo slancio di questo giovane autore. la lirica è ricca di immagini e profondi i contenuti. Pecca un pochino nel dilungarsi, ma sono certa che man mano avrà modo imparare a smussare e limare. Lo seguirò volentieri in questa crescita. Favorevolmente colpita. La chiusa la trovo spendida e disarmante.
