Saluterò di nuovo il sole
Nicolina Macari
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C'è un tempo che vivo e torno
con la mano che si muove tremula.
Contempla e scivola fessure di istanti sghembi
come fossero vicoli incorniciati di oblique piogge.
La loro stirpe è tra gole di nembi
nell'ultimo brindisi di un cielo ubriaco.
Mi scheggia e dischiude la faccia al grido.
Le mie palpebre si chiudono
e lo sguardo bacia il buio di una lacrima
che brucia il verso d'avvio
e non salva, ma più strettamente fonde.
C'è un passato che non esilia
si concede di memorabili gesta
promettendo ombre accecanti entro i pensieri
desiderando la vastità
con allerti presagi di sventura.
Sono ferite... come obbligarle a tacere?
Fiaccata, il legato è antico destino
e il raduno di una fiaccola
è solo elegia di un minuto come invisibile inganno
ad avvertire la separazione.
L'orientamento ha una lenta andatura
e non somiglia ad un volo.
So che ti porterò con me
nelle viscere insanguinate della dolenza
che scaverai all'infinito risalendo i canali del fiato
che non sarai mai la rima chiara del cuore.
Ma questi segni hanno il sigillo della preghiera
e delle pene di questo silenzio appartato
ho il vestito di panno rude
adattato a chi canta le cose dell'amore
e saluterò di nuovo il sole.
©
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