Mare
Mi ninno in questo ventre,
nel sacco amniotico primordiale
elevo gli arti alla assenza di peso
e ritrovo la mia culla,
la tregua e le carezze evase
nel buio delle paure.
Ammaestra le angosce il mare,
con i suoi artigli artigli di sale
sbuccia l’ansia come fa la sera,
che toglie la scorza al sole,
riscoprendo l’arancio e il rosso fuoco
del crepuscolo.
Temo e amo questo fluttuare
sulla guglia del destino
che mi sorprende mare
dentro l’onda
tra le sue braccia, inerme.
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Commenti (1)
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Francesco Rossi9 dicembre 2014
Vitalità in questa composizione dove il salato diventa quasi crosta viva e l'onda in cui ci si butta con le sue braccia ci sospinge alla rena.
