Man Island
Nel mare di mezzo
nella cantina senza specchi
nel luogo mai visitato
dove materializzare le mie malinconie
Le tue braccia sono troppo corte
per giungere alle mie
e lo spirito del mio ego a soqquadro
per quanto teso
è troppo impregnato alle radici della terra
per volare nella tua terra
Preferisco 'si giacere qua
in questo campo di camelie
s'una panchina umida e legnosa
da colorare con gli ultimi sussulti
della mia perduta immaginazione
E talvolta alzare lo sguardo qua e là
tra una stella che s'accende e una che si spegne
e un volo di stormi di grigi e mal auguranti cormorani
Vivi ai gracidii singhiozzanti di quei sogni strani
che mi svegliano alla notte
col viso sanguinoso rovesciato sul cuscino
E' dunque il sussulto e l'istinto d'una masturbazione giovanile
e l'unica azione penosa che possa alienarmi alla mia pena
in un succube orgasmo morto in gola
agli occhi dell'ambiente freddo, lucido e solitario
Nel mare di mezzo
un po' tendente alle sinistre vertebre
apro il mio ultimo fazzoletto della giornata
un messaggio d'amore, di speranza
che dalla sottile pelle
che riveste le mie venose tempie
arriva come una goccia sognatrice
nel profondo mare aperto verde del mio cuore:
"Scacciati! vai via oh cormorano"
Vai via a cercar l'uragano d'odio
che ti ha plasmato e da dove sei venuto
Torna, però.
E portami notizie di lui
poiché io
senza lo specchio del mio male
non posso ricordarmi di star male
e senza il ricordo del male
non posso ricominciare
a vivere"
Giacché ogni gioia
è l'epifania di uno specchio infranto
verso sensazioni migliori
e giunti al fragoroso tramonto
ci si accorge
che si ha passato la vita
a rincorrere se stessi.
©
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