E infine uomo

Nacqui delfino, e conobbi
i profondi abissi del mare,
l'immobile andare del tempo,
il silenzio di rumori lontani,
quei suoni, che non varcano
l'onde in burrasca e restano
in questa pace ancestrale,
senza lamenti a temere il dolore.
Divenni aquila, e varcai
i limiti del cielo con ali di vento,
nutrendo l'essenza della vita
d'impalpabile azzurro e di sole,
di orizzonti di lune, e di vette
dove l'anima non teme la notte,
libertà che non conosce confine,
né sbarre fra nuvole e stelle.
Rinacqui quercia, e sentii
l'umido abbraccio della terra,
radici affondate nel disegno muto
d'una ragione universale,
le fronde in comunione,
nello statico stupore della luce,
che, indifferente, s'apre
nell'infinito cosmo del mistero.
Mi risvegliai uomo, e mi trovai
custode delle armonie del mondo,
arbitro del fragile equilibrio
delle paure, divenute consce,
ho dimenticato il sogno,
intrappolato nell'illusione
della sovranità sull'Universo.
Annaspo ora, confuso e fatuo,
nelle deboli trame del pensiero,
e nel privilegio che mi fu assegnato
leggo, e tramando con lo scritto
ciò che per Natura è certezza e fato,
ponendo dubbi su tutto,
tranne sulla follia del mio operato.
Mentre l'Anima del Giusto vaga,
cercando il filo che le fu spezzato.
©
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L'autore
Maria Carmela Dettori 66
Sono nata a Sassari e il mio rammarico è non averci vissuto abbastanza. Sono comunque felice di aver vissuto nel Campidano, il sud della Sardegna, dove ho tutti i ricordi di bambina e fanciulla. Ho ripreso da qualche mese la vecchia passione della poesia e dei racconti (fiabe sopratutto), messa un po' da parte per la f
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