HeS

Hellen cantava guardando nel cielo
con un sorriso leggero leggero;
Suzan spostava i capelli dagli occhi
e in fondo al fiume gettava i suoi sassi.
Chi le vedeva sedersi vicino
pensava soltanto a un “peccato divino”;
chi le sentiva parlarsi d’amore
non comprendeva il loro dolore.
Suzan quattr’occhi e due frecce alle spalle
gioie passate dalle stelle alle stalle;
“Suzan, da brava, non farti pregare,
vedrai sarà bello star lì fermo a guardare”.
Suzan la rossa dalle spalle un po’ magre
cresciuta tra i lieti finali di fiabe;
“Suzan, da brava, tu devi capire,
ho una famiglia, non la posso tradire”.
E chi la guardava andare da sola,
pensava soltanto a un avanzo di scuola;
e chi la sentiva sparlare d’amore
non conosceva il proprio dolore.
Hellen bel viso e una vecchia chitarra
su cui raccontare una vita e una guerra;
“Hellen, amore, aspetta che torno,
prima di dargli la luce del giorno”.
Hellen la grassa dai biondi capelli
nata nel mezzo di venti fratelli;
“Hellen, sii forte, io sto per morire”
e fu troppo il dolore per poter partorire.
E chi la vedeva parlare da sola
non un saluto, non una parola;
e chi la sentiva strapparsi via il cuore
non conosceva il proprio dolore.
Hellen cantava guardando nel cielo
poi abbassò quel sorriso leggero;
Suzan spostava i capelli dagli occhi
poi incontrò quel bel viso e smise i suoi sassi.
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Commenti (1)
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Rossi Alessio31 agosto 2014
Devo dire che mi ha colpito questa poesia sia per come è stata impostata( sembra il testo di una canzone) sia per l'argomento trattato. Un buon testo a parer mio
