A mio figlio

Improvvisamente cose remote
si affacciano al bordo degli occhi
bimbi che corrono
dopo le ore di scuola
mentre al vespro si piega
l'arco del lungo giorno...
non sono più tornato alla casa d'infanzia
ma nuovi cieli e nuove terre
mi porto nella valigia
che difende i ricordi dalla polvere.
Che fine hanno fatto le buone parole
coltivate con amore
solo tracce sottese di venature e impronte
segni di un uomo
che con pacata tenerezza
ora teme la tua assenza.
Sono io che ritorno
dai luoghi dell'abbandono
e mi rivolgo a te
per non spezzare l'estremo filo
ora che esile e tenue
è la disperata speranza.
Dammi adesso la mano
non per il passo incerto
ma per camminare affiancati
lungo le strade della vita
per cancellare imbarazzanti silenzi
oltrepassando il buio
della ragione ferita.
©
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L'autore
Pino Tota
Non sono nato in un mondo morto. I miei occhi non si sono mai stancati di guardare la bellezza del mondo visibile, né c’è stata una fine alla suprema meraviglia...(TAGORE)
Commenti (1)
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Silvia De Angelis20 settembre 2014
Un dire poetico, di particolare intensità, in cui si cerca di rafforzare un rapporto essenziale di vita, per renderlo unico e speciale Poesia apprezzatissima

