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Introspezione 27 ottobre 2014 · lettura 1 min · 2142 letture

Alzati!

Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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Facilmente irraggiungibile il tepore della stella cascata nel bicchiere che ho bevuto stasera a mezzanotte. Era piena di colori, svogliati di insidiare la misericordia cordialmente pugnalata al costato. Sarà l'imbarazzo della voce, rotta sdruciola, elefante tra i cristalli! che ridonerà l'azzeramento delle foto di me nudo sul letto che mangio salmone e intelligenza artificiale. Con lodevole arguzia poserà lo sguardo sul frigorifero per raffreddare frustrazioni e saranno rovi a pungere il mio sedere, alzati! bisogna produrre in questa terra chiamata Europa dei popoli stesso sangue coagulato attorno all'ideale della comunicabilità -così dicono- ma la lezione, solita, è inoculare osservanza.
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L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (5)

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piera tola27 ottobre 2014

Alzati o rialziamoci bisogna produrre in questa terra, non so se ci sia altro da aggiungere in questi esaustivi versi... forse quella stella caduta e bevuta ingoiando scolorite volontà non dando molto brio ...speriamo non si trasformi in veleno tanto da diventarne immuni a lungo andare.

Sara Acireale27 ottobre 2014

Bisogna produrre, è questo l'imperativo a cui bisogna sottostare. Bisogna alzarsi o rialzarsi ma... chi non è più capace? Se le gambe non reggono più? Che si fa allora? Si butta al macero l'inservibile e cioè il portatore di handicap, l'anziano, il debole, il depresso coloro che non ce la fanno più a mantenere il ritmo di una società stressante e super veloce. Alzati, alzati... rimbomba nel cervello questa parola e si prova panico se non si riesce. Mi scusi l'autore ma è così che l'ho inteso.

Catia Dinoni27 ottobre 2014

Un testo del grande Edoardo Bennato dice: Venderò il mio diploma ai maestri del progresso per costruire un nuovo automa che dia a loro più ricchezza e a me il successo... E' questo che ci ha promesso qualcuno quando decantava con lode le prospettive de "L'Europa dei popoli"? Perché è evidente che i popoli sembrano dividersi proprio a causa di questo marasma, e il nostro paese arranca, il cittadino è un numero, l'io frustrato che ha perso la scia della sua stella colorata di speranza. Dunque, cosa rimane? Cosa abbiamo imparato da questa lezione dei "così dicono"? Poco cambia al singolo individuo, costretto ad alzarsi e fottersi la giornata tra precarietà e pugnalate, cercando comunque di barcamenarsi alla meglio. Che dire, splendida!

Azar Rudif27 ottobre 2014

Invece, non mi faccio inoculare l'osservanza e non mi alzo e non lavoro per un fallimento come l'europetta puzzle che questi signori si sono inventati. Il progetto iniziale passava da Dante fino al Metternich che ha stravolto il vero concetto di Europa Unita. Più che introspezione leggo questi versi come ribellione e mi fermo qua sennò rimetto in volo l'Enola Gay ed inizio a sganciare bombe.

Giovanni Chianese28 ottobre 2014

L’Europa unita è un progetto delle nazioni economicamente più forti. L’intento forviante è quello di sottomettere le popolazioni del sud, sequestrare le ricchezze naturali e farne colonie per ricchi sfondati. Come si può immaginare di costruire un’Europa unita forte e produttiva, con il solo principio di piegare le nazioni più deboli, anziché aiutarle, io non ci credo più a quest’Europa, rimpiango il mio Social Nazionalismo. Siamo stati svenduti alle banche dai nostri governatori, i nostri soldi, regolati da leggi impositive, hanno fatto il gioco del capitalismo imperiale; sono serviti ad arricchire le banche, che furbamente hanno investito nei paesi dove la fame induceva i popoli a lavorare per quattro soldi. Poesia molto sentita, sup. Max