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Riflessioni 29 ottobre 2014 · lettura 2 min · 793 letture

Taccio

D
Daniele Locchi 124 poesie pubblicate
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Taccio avviluppato nella samsara intorpidito dalle luci dei semafori dai quadri sospesi dalle facce in vetrina dai marciapiedi claudicanti dalle rovine di un mercato ormai chiuso dai sorrisi senza gentilezza dalle strette di mano da corpi stretti dai corpi vuoti che la vita ha abbandonato. Restano lì, come vuoti a rendere mentre intorno affannati uomini e donne inutilmente guardano ansiosi la Ruota di Pietra che gira spingendo il mondo all'ennesima curva. Albe ed oceani hanno vesti stirate le donnine si affrettano ai banchi i venditori riscaldano la voce. Un cane laggiù in fondo al giardino aggiusta la mira sul pane caduto il piccione osserva intimidito e pensa a quel pasto disperso in un solo vorace boccone dell'altro. Autobus e motorini portiere di auto sbattute i guardiani del tempio ora vendono santini fatti con led luminosi per viaggiare più su sopra il limite certo di un cielo ufficiale dove strisce di sole si cambiano in sogni da rivendersi al cinema insieme ai pop corn lisergici da una macchina spara pacchetti. Non c'è aria né spazio in questo sgabuzzino dove mi sono chiuso aspettando che la morte abbia fatto il suo corso e che intorno tutto ritorni leggero così vuoto e insensato da mutarmi in uccello che vola felice sul mondo che più non conosce e garrisce. Mentre io avviluppato taccio.
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