Taccio
Taccio
avviluppato nella samsara
intorpidito dalle luci dei semafori
dai quadri sospesi
dalle facce in vetrina
dai marciapiedi claudicanti
dalle rovine di un mercato ormai chiuso
dai sorrisi senza gentilezza
dalle strette di mano
da corpi stretti
dai corpi vuoti
che la vita ha abbandonato.
Restano lì, come vuoti a rendere
mentre intorno affannati
uomini e donne inutilmente
guardano ansiosi la Ruota di Pietra che gira
spingendo il mondo all'ennesima curva.
Albe ed oceani hanno vesti stirate
le donnine si affrettano ai banchi
i venditori riscaldano la voce.
Un cane laggiù in fondo al giardino
aggiusta la mira sul pane caduto
il piccione osserva intimidito
e pensa a quel pasto disperso
in un solo vorace boccone
dell'altro.
Autobus e motorini
portiere di auto sbattute
i guardiani del tempio ora vendono santini
fatti con led luminosi per viaggiare più su
sopra il limite certo di un cielo ufficiale
dove strisce di sole si cambiano in sogni
da rivendersi al cinema
insieme ai pop corn lisergici
da una macchina spara pacchetti.
Non c'è aria né spazio
in questo sgabuzzino
dove mi sono chiuso aspettando
che la morte abbia fatto il suo corso
e che intorno tutto ritorni leggero
così vuoto e insensato
da mutarmi in uccello
che vola felice sul mondo
che più non conosce
e garrisce.
Mentre io avviluppato
taccio.
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