Il clown di periferia

Il canto della sera, acuto e torbido,
graffiante stridente, segna il sabato,
che non lieto agli occhi e al cuore,
spinge un dimesso sentimento.
Per vicoli e scalini scendono anime pezzenti
negletti alla vita, quelli che la società ha con forza ripudiato.
Gente dalle svariate vesti, di più diversi colori, di più diverse culture.
Costoro non sono bene accetti, perché non hanno lindi fazzoletti,
non sono di maniera ben dipinti.
La diversità, si sa, poi è foriera dei rischi più diversi
e si nascondono pericoli ben seri.
Quante sciocche menti si prefigurano un mondo normale,
si sa, di gente uguale, nella propia presuntuosa sicurezza.
Colmare i vuoti, questo sì è progresso.
Sognare una civiltà multiculturale .
Io povero clown senza carovana,
sentimentale e caparbio, non conosco il disprezzo,
e poi non so il parlar forbito, di conveniena,
io conosco la natura, la vita semplice e il dovere di dare a tutti la vera opportunità
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L'autore
Maria Francesca
Sono nata a Reggio Calabria ,ma vivo a Messina dove lavoro ,purtroppo questa città muore ogni giorno un poco di più e si allontana paurosamente da un un possibile ripresa culturale,sociale,civile,mi dispiace dirlo ma sempre più spesso é invivibile ,anche per questo conduco una vita direi piuttosto nell'ombra ,tendo mol
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