I treni sinistri

Non sono una nuvola da sognare,
sono una donna!
Non ascolto ripetizioni d'amore,
parlo già una lingua, la mia!
Non sono su un altare,
io vivo!
Non mi fermare tra frivole cose,
stringerai il vento.
Ho gettato i miei occhi al mare, per un'altro tempo,
ho parlato al vento tra i limoni,
al bordo del pozzo dei ricordi dolci e amari.
Ho pensato le strade del mondo e il loro cammino.
Ho cantato le note dell'ultima luna trafitta nel cielo.
Ho portato le mie bandiere colorate, anche quando le altre sbiadite, volgevano al bianco.
Ho cercato i versi perduti, perché il tempo non li dimendicasse.
Ora sul bordo della sera, penso, presso la sponda del fiume secco,
prima che torni ancora un'altra notte,
penso alla fragile soglia fra l'oggi e il domani.
Prima che un'altra lunga notte avvolga la storia.
Accendo desta le luci dei pensieri per confondere i treni sinistri,
La veglia della paura, del buio sul mondo.
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L'autore
Maria Francesca
Sono nata a Reggio Calabria ,ma vivo a Messina dove lavoro ,purtroppo questa città muore ogni giorno un poco di più e si allontana paurosamente da un un possibile ripresa culturale,sociale,civile,mi dispiace dirlo ma sempre più spesso é invivibile ,anche per questo conduco una vita direi piuttosto nell'ombra ,tendo mol
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