Il tempo non cancella
Nicolina Macari
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Il tempo non cancella
questa cicatrice nel cuore
e diviene neve prostrata alla terra.
Ad ogni lividura
s'abbatte il pugno come un martirio
ed entra la veglia di un sonno teso.
Inizia il sapore del sale
e quel travaglio nelle iridi
mentre una preghiera bacia le ginocchia
e le labbra a Iddio.
Eccole le mie notti
con lune mutilate da nembi
e il corpo bianco come una rosa sfiorita.
Petali che mi hanno dimenticata
raggelati dall'arido stelo
nelle inclinazioni di un inverno insano.
Riconosco i miei pensieri notturni
oh, se sanno raccontare!
Diramano come sonagli tumultuosi,
intimi, amari, solitari
con una febbre che piega le costole
e con sigillati alfabeti del fiato.
Così mi ricucio la punizione negli occhi
e in fondo alla gola declina il sole.
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Commenti (1)
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Luigi Arcopinto20 novembre 2014
Ricucire il dolore in corpo, rimandare all'organo mittente le lacrime di un dolore comune a tutta la razza umana. Un dolore che in questa introspezione viene associato ad un carattere puramente punitivo, probabilmente per una colpa che poi effettivamente non esiste. Un testo fortemente iconografico, questo, che nella sua costituzione molto prosastica riesce comunque a definire un messaggio che, lampante, si delinea chiaro nella mente del lettore: La vita è un groviglio di episodi e quando essi si trovano ad identificarsi con una matrice dolente, ecco che i pensieri cercano di elaborarla, metabolizzarla entro il limite di un raziocino estremo.

