Simone, detto Pietro, e il mare...
Seduto in una calma e quieta spiaggia
miravo quella retta di confine
ove 'l mar finisce ed il ciel s'assaggia.
I' mi misi a nuotar verso quel fine,
ma più m'avvicinavo e più scappava
e mi sentivo all'infinito affine.
Quel leggiadro infinito mi chiamava
e la ragion resister non sapea
perché, sebben i' non m'avvicinava,
il mio cor più forte mi spingea
verso quella meta tanto lontana
che persi quella speme che 'l cor crea.
Contemplavo lì la miseria umana
e la mia mente persa tra le onde
cercava ancor tal grandezza profana.
Così intravidi un volto sulle sponde
del mar; egli gridò forte il mi' nome
mi disse di seguirlo sempre, donde
pescator sare' fatto di persone
e non d'agili pesci come prima;
Così incontrai la mi' redenzione.
Non lasciate che il core vi deprima:
di questo mar noi siamo tutti pesci
e il Bene è ciò a cui Dio ci destina.
©
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L'autore
Lillovocedalsud
Avete mai visto il cielo stellato, senza luce alcuna fino all'orizzonte? Quando ancora la Luna è sorta? Avete mai accolto qualcuno con un abbraccio? Siete mai stati accolti con un abbraccio? E se questo vostro amico vi confidi il segreto delle stelle? Se sia Egli stesso il principio di quella Armonia? E se questa A
Commenti (2)
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Cristina Khay25 giugno 2007
Ma che bella! Costruita secondo i parametri, è un piacere alla lettura... trovo che il lessico dal sapore antico impreziosisca tutto... perché usato con maestria. Sei.
Triste25 giugno 2007
Che originale interpretazione... un'esposizione superba! La chiusa, messaggera di un messaggio di speranza... non poteva essere migliore.

