Occhi laceri
Mi sovrastano le ombre degli ulivi
oltre il dolore del cuore stretto al suolo,
nella miseria sferzante di un amore
svenduto nella follia impietosa.
Senza rumore in una memoria devastata
la carne lacera sta gridando nel silenzio,
in una penombra gravida di rancore
di un inverno senza più parole.
La tenerezza svanita di una madre
o gli occhi puri di una sposa
dentro le mani strazianti di paura
nella violenza di un uomo che cade all'inferno.
Senza motivi inginocchiato sulle lacrime
di un amore accovacciato sulla polvere
con le ali tarpate dal dolore,
con gli occhi immersi in un cielo assente.
Vorrei che il sole ardesse quelle mani vuote,
e che la luna ne illuminasse i pensieri,
nel ricordo di carezze lontane,
di quei pallidi giorni disseminati dai sorrisi.
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L'autore
gianni manca
sono nato e vivo a Nuoro nel cuore della Sardegna scrivo da quando ero un ragazzino ma sono rimasto un dilettante,è una mia grande passione mettere sulla carta le mie emozioni,è l'unico mezzo per poterle esternare,spero di poter trasmettere in chi mi legge le stesse cose che io provo nello scriverle.
Commenti (2)
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Sara Acireale27 novembre 2014
Nel ricordo di carezze lontane...È molto significativo questo verso. Cosa ne è stato delle carezze, dei baci, dei sorrisi, della complicità? Come può tutto questo trasformarsi e degenerare? Una lirica che mi ha fatto riflettere.
Maria Antonietta Sestu27 novembre 2014
...con le mani strazianti di paura ...un uomo che cade nell'inferno... l'inferno che non lasca scampo nemmeno alla pietà di una madre... molto toccante

