E lo chiamano Natale

Sono nata a Reggio Calabria ,ma vivo a Messina dove lavoro ,purtroppo questa città muore ogni giorno un poco di più e si allontana paurosamente da un un possibile ripresa culturale,sociale,civile,mi dispiace dirlo ma sempre più spesso é invivibile ,anche per questo conduco una vita direi piuttosto nell'ombra ,tendo mol
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Lo chiamano Natale, figlio della contraddizione, un essere povero in bacchetti luculliano, ora che la semina di una stoltezza infinita raccoglie disperazione, siamo ad un bivio, o si cambia o si muore. Il Natale non c'entra lui è cresciuto sotto la cappa dell'ignoranza, quando un povero Cristo è morto solo ucciso dalla dall'egoismo e dalla paura ...
Una riflessione quanto mai sentita e condivisa, espressa in versi efficaci. Un contenuto che rispecchia, purtroppo, la realtà di oggi. Dividiamo pure fra tutti le responsabilità di questa "non fede" che ci porta a considerare il Natale prevalentemente in modo consumistico. Chi ha il potere di "fare" non fa nulla, gira lo sguardo altrove, mentre sono ormai molto coloro che rovistano nelle immondizie per sopravvivere, e non solo a Natale. Bella poesia, amara denuncia.
Natale è festa della spiritualità.Se viene a mancare questo fondamentale si riduce a trionfo del consumismo, dello spreco, accentua le disuguaglianze sociali. Condivido pienamente le tue riflessioni tristi, ma profondamente vere.


