Nero (Nerone)
Non una nota
risuonò quella notte,
la lira vuota
lascia le corde rotte.
Il Campo Marzio
l'aprii alle genti,
quando ebbi visto da Anzio
delle ombre ardenti
danzare a valle
e dove poi il vento suona.
Da templi a stalle,
danza e passa lei sola:
l'ombra vetusta
che il suo ora reclama,
che brucia, gusta
e poi riabbraccia ciò che ama.
Io volli un regno
in una dimora d'oro,
di giorno, un pegno,
per il re Sole il dono:
come una luce
dopo le notti scure.
Ma sul quel duce
ricaddero le cure,
la colpa tetra
del nero imperatore
e della sua cetra,
ma che puerile autore!
Giunto alla tomba
con la lama alla gola,
caddi nell'ombra:
Roma brucerà ancora.
©
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