Orisha di me stesso
Le parole ti rimbalzano addosso
protetto come sei da un sorriso di gomma,
mi si ritorcono contro,
coltelli in cui lama e manico si son scambiati di posto.
Muto è l'urlo di chi non ha voce,
una smorfia su un viso accecato dal bagliore di una vanità
che si fa sempre più simile ad una malata cecità.
L'incomprensione del linguaggio mi rende
vittima di un medievale servaggio:
padrone logorroico e schiavo muto e storpio.
Mi drogo di silenzio,
iniezioni rapide di un tal incorporeo assenzio,
lontano da un vissuto
che mi ha relegato
al ruolo di stolto rinnegato.
Ci impongono di desistere,
ma davanti allo specchio,
con un sorriso,
sappiamo che dobbiamo resistere.
©
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