Ottobre di lune
E' caduto su pietre il mio sguardo
impastato a foglie gialle e piogge rare,
e levitando sulla strada di sole
con la paura di tramontare
si è inerpicato sul tuo alluce colorato
d'amore e ne ha carezzato il volto
di mirtilli gettandosi nelle costellazioni
della tua anima. Ho baciato i flutti
delle rose sepolte nel tuo cuore
grumo di luce chiara.
Ti ho donato i segreti che imbrattano
la mia intimità in una stanza sgraziata,
e tacita poggiasti la voce sul vetro
della mia spalla e colombe scatenate
fuggirono in un murmure d'aria scarlatta.
Udimmo un eco di campane traversare
fronde di memorie solitarie.
Ti ho troppo perdutamente amata.
Portami alle tue profonde iridi di vita
di anni trascorsi a valanghe con la pelle
smarrita, nuda, tenendo il solo cappello,
abbracciata ad Ottobre che sa di carrozze
disperse e soffi briganti, portami nei tuoi
giorni incerti e nei temporali che stringi
nel deliquio di segni indecifrabili
sulla tua mano, nelle scritte focose
di lacrime come fiaccole sotto un faro.
Portami il tempo, non è più un oltraggio
che t’invade il capo.
Sarò quell’ impermeabile appeso
che la pioggia non ha traforato, o forse
dopo averti detto che ti amo,
scompariremo oltre l’azzurro felice
in un ultimo intensissimo bacio.
©
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