Un grido a primavera
Sei la goccia di
rugiada vacillante
che il sole ammira
e forgia in brillante,
sei quella luna che si adagia
sul miglio verde e
musica rende.
Il mattino è la parte
più bella di un giorno,
lo regalo a te tutto
questo sole, in un
vassoio d’oro
d’amore e fontane
parole.
Qui
non si vive senza te
che inferti al sole
un lago di ferite,
per tua assenza qui
scorre lacrima e sangue,
muore la vite, la divinità,
l’uccello piange.
Nascosta tra il giallo
di belle margherite
il tuo profilo s’incide
a un cielo di madreperla,
leggera fra meraviglie
cammini sospesa da terra,
credemmo così all’apparizione di
una dea dell’amore stesa
tra la selva.
©
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Commenti (1)
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I
Il Crudo14 aprile 2008
”inferti al sole”? scusate ma che lingua sarebbe? vabbè la licenza poetica, ma qui si esagera. Male!