Colmo d'artigli lo svezzarsi dell'urlo
Nella tumefazione degli occhi metto a digiuno le lacrime
-le osservo distinguersi nella poliedrica forma-
Come di artigli nelle ore che si scrollano
-ci sarà un senso in quel cigolare di sabbia nel vetro-
Ed io danzo come di foglia in divenire
-l’ondeggio prosegue schivando le spigolose albe-
Mentre sento il mio ventre illuso accartorciarsi d’amore che fu
-il corpo intorpidito si sdraia in un sogno-
Ho fardelli appesi ai polsi, suonano come campanelli al vento
-mentre resto ferma fra le annotazioni di questo precoce essere-
Stringo le vesti annientando le serpi
-svezzo il silenzio e lo genero in urlo-
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Commenti (3)
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J
John Truecooks2 luglio 2007
suggestiva e particolare. mi piacerebbe scrivere del senso d'impotenza di chi puo' solo stare a guardare...
Zima3 luglio 2007
molto suggestiva, nei secondi versi che fanno come da coro, per un effetto particolare... molto molto piaciuta!
J
Jmarx9 luglio 2007
Mamma mia mi hai atterrito! non saprei commentare la perfezione di questi versi che vanno a sfiorare immagini così tangibili che tagliano.. se il buongiorno si vede dal mattino...
