Filigrane di nostalgia
Nicolina Macari
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Nell'aria che pensa - ubriaca di questo inverno -
vorrei sentire il germoglio della primavera
perché a volte il freddo arrugginisce il debole occhio
che ha volato per i tanti petali
e l'incavo giace sotto il clima delle pietre.
In quest'ora rimango a guardare in alto
nel palmo dove il tempo si dispiega
e prima che si richiuda è più facile capire
come certe notti prendono filigrane di nostalgia
contemplando l'innumerevole calca.
Nell'intervallo amaro - subito confuso al risveglio -
vorrei un'erba cresciuta in pieno gelo
che io trovo e adito tra gli angusti recinti
da annodare alle dita di un crepuscolare
o di un'aurora che s'accende tra le vaghe nebbie.
E ricercare quei passi scalzi
che si annunciano nei pastosi prati
poi sciolti dalla dolcezza dell'indugio
muovendosi piano - cosi piano -
da far approdare un sentiero alla pagina della luna.
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Commenti (1)
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Rita Minniti26 gennaio 2015
C'è tanta delicatezza di espressione in questa poesia, dove il pensiero vaga, avvolto dal freddo dell'inverno. Un inverno che gocciola nelle crepe di un'anima pensante, che l'ubriaca di gelo, là dove invece, come scrive l'autrice, vorrebbe ascoltare il cinguettio degli uccelli annunciare la primavera. Perché il freddo, come ella stessa ci confessa"arrugginisce il debole occhio", volto a guardare la nebbia, volto ad ascoltare quel freddo dentro il cuore, quel freddo che non dà pace al risveglio. là, dove invece potrebbe nascere un fiore anche dal gelo, perché si ritrovi la strada in quella limpidezza che farebbe ancora respirare. Una poesia dalle metafore incalzanti e ben espresse indubbiamente molto emozionante.

